venerdì, Febbraio 27, 2026
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Consorzi di tutela o consorzi di potere? Il triangolo Perri–Ziccarelli–Mannarino

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Dietro la facciata della promozione agroalimentare calabrese, dei consorzi “di tutela” e dei bandi per l’identità territoriale, opera da anni un sistema stabile, riconoscibile e ripetitivo, fondato su ruoli ben definiti e su rapporti personali che valgono più di qualsiasi procedura pubblica. Al centro di questo sistema, lo diciamo da tempo, c’è Giuseppe Perri, agronomo e presidente o garante tecnico di una quantità impressionante di consorzi calabresi: dalla Liquirizia DOP al Torrone di Bagnara, dall’Olio IGP Calabria ai Fichi di Cosenza DOP. Perri non è un semplice tecnico: è il certificatore politico del sistema, l’uomo che garantisce continuità, accesso ai bandi e legittimazione istituzionale.

Un ruolo che emerge con particolare chiarezza anche nell’operazione Tenuta del Castello, oggetto di un’inchiesta della Procura di Catanzaro che coinvolge il governatore Roberto Occhiuto. Giuseppe Perri, direttore dal 2018 del Consorzio Olio di Calabria IGP, nel 2019 — mentre la Tenuta riconducibile agli Occhiuto avvia le richieste di finanziamento pubblico — ne diventa direttore generale, garantendo copertura tecnica, progettazione e certificabilità dei bandi. Tutti i contributi ottenuti dalla Tenuta transitano in questa fase. Senza Perri, l’operazione non sarebbe stata finanziabile; è Perri, a creare le giuste condiizoni ad Occhiuto per truffare la Comunità europea. Non a caso, lo stesso impianto progettuale fittizio utilizzato per la Tenuta viene poi riproposto da Perri in sede istituzionale per il Consorzio Olio Calabria, a conferma del suo ruolo di garante tecnico del Sistema Occhiuto.

Quando si entra nel terreno della promozione dell’Olio IGP Calabria, il quadro si chiarisce ulteriormente. La società incaricata della comunicazione e della promozione fa capo a Davide Ziccarelli, già protagonista di numerose operazioni finanziate durante l’era Oliverio e socio reale di Adriana Toman, compagna di Mario Oliverio. Perri, in qualità di direttore e garante del Consorzio, stringe l’accordo con Ziccarelli per la gestione complessiva del bando di promozione. Il bando viene presentato in parallelo alla Regione Calabria e al Ministero, replicando un meccanismo già visto: stesso impianto, stessi soggetti, stessi beneficiari.

Dentro questo sistema entra in scena Francesco Mannarino, che — compreso il potenziale economico dell’operazione — si propone come interlocutore dei cosiddetti poteri forti. Mannarino millanta rapporti diretti con dirigenti regionali, con ambienti romani e con la Presidenza del Consiglio, richiamando incarichi e presenze istituzionali utili a rafforzare il suo profilo di “cerniera” tra consorzi, Regione e Ministeri. Si accredita come uomo vicino a Filippo Mancuso, a Bevacqua, a Iacucci, costruendo un ruolo che non è quello del giornalista, ma del facilitatore.

L’accordo con Perri consente a Mannarino e al gruppo di mettere le mani anche sul Consorzio del Bergamotto, guidato dal presidente Ezio Pizzi. Qui emerge un ulteriore elemento critico: la presenza della moglie di Pizzi — nipote del presidente del Consorzio del Bergamotto — farmacista che svolgerebbe anche il ruolo di giornalista agroalimentare per il Consorzio stesso, in un evidente intreccio di ruoli e interessi.

Il gruppo tesse relazioni con giornalisti nazionali e organizza operazioni di visibilità, senza però essere una vera agenzia strutturata. Non imprenditori della comunicazione, ma faccendieri della promozione pubblica, che vivono di intermediazione, relazioni e bandi.

Il triangolo Perri – Ziccarelli – Mannarino funziona così: Perri garantisce legittimità tecnica, accesso ai consorzi e copertura istituzionale; Ziccarelli gestisce e incassa, forte dei milioni accumulati durante la stagione Oliverio e moltiplicati attraverso i rapporti con Universal Marketing e AB Comunicazione; Mannarino media, incassa compensi, costruisce relazioni e presidia il versante politico-istituzionale. La base operativa è sempre la stessa: Zumpano, all’interno di una struttura comunale nata con i fondi PISL dell’epoca Scopelliti, quando assessore era Mancini. Approfittando delle difficoltà di Gianni Guido, Ziccarelli si impossessa di quello spazio per oltre venticinque anni, a condizioni mai chiarite fino in fondo.

Il quadro si chiude con un ultimo nodo, forse il più grave. Mannarino e sua moglie risultano anche coinvolti in due consorzi finanziati dalla Regione — Olio IGP e Bergamotto — mentre Mannarino riceve anche un incarico dal Consiglio regionale, dove dovrebbe occuparsi di “gusto e identità”. La domanda è inevitabile: come può un soggetto pagato dalla Regione per la promozione istituzionale ricevere altri incarichi, diretti o indiretti, da consorzi finanziati dalla stessa Regione? È una questione di compatibilità, di conflitto d’interessi e di uso sistemico delle risorse pubbliche sempre a favore degli stessi nomi.