venerdì, Febbraio 27, 2026
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Catanzaro. Molto rumore per nulla con il colore (unico) della convenienza

dalla pagina FB di Francesco Di Lieto 

Molto rumore per nulla.
C’è un forte rumore di niente nell’aria.
I più possono tirare un gigantesco sospiro di sollievo: si rimane in piedi.
Del resto è oramai noto come quella che chiamano “opposizione” preferisca fare il pugile ai microfoni ed il fisioterapista in aula.
Fuori dal palazzo sono “durissimi”, nelle segrete stanze pietosi e comprensivi con la terribile “non sfiducia”.
È quel classico “vorrei ma non posso” che, alla fine, vuol dire una cosa sola: “non ci conviene”.
E così la critica diventa teatro, mentre il voto diventa stampella.
La chiamano stabilità. Dicono sia un valore.

Ma, forse, è solo galleggiamento assistito: si resta in piedi perché cadere darebbe fastidio a troppi; perché rimettere tutto in discussione spaventa; perché aprire davvero una crisi significa assumersi una responsabilità che nessuno vuole intestarsi e, poi, a chi conviene?
E intanto, piano piano, si confonde la continuità con la dignità; la propaganda con la realtà; la durata con il mandato; la sopravvivenza con il governo.

Quando l’opposizione recita lo scontro e poi certifica la tenuta, la democrazia si riduce ad una liturgia di insulti a favore di camera e sconti a favore di poltrona.
Si va avanti per inerzia, un giorno alla volta, tanto che oramai il “tirare a campare” non è più un vizio: è diventato il metodo e, magari, il fine.
Intanto il “sistema”, comodo comodo, si protegge, si assolve, si rinnova restando incredibilmente e perennemente uguale a sé stesso.
Non è prudenza, è rinuncia. Non è realismo, è resa.
Ed a forza di giocare alla “non sfiducia”, l’unica cosa che finisce davvero sfiduciata è la vita delle persone, ridotte ormai a “macerie umane”.

Sono quelle periferie dimenticate che, senza saperlo, finanziano lo sfarzo di una casta pronta a calpestare tutto pur di mercanteggiare un altro giorno di sopravvivenza.
Vite che diventano il banchetto invisibile degli altri, carne da macello sociale utile solo a pagare i debiti di chi le ignora.
È il paradosso di un equilibrio immobile: il palazzo riesce a restare in piedi solo perché, appena fuori, c’è una folla costretta a restare in ginocchio.
In tutto questo, mentre l’intellighenzia si auto-conserva tra un bacio alla pantofola leghista e un finto ruggito progressista, i supporters continuano a scannarsi per i colori di una maglia che, sotto la giacca, è ormai per tutti dello stesso identico colore: quello della convenienza. Così è, se vi pare.