venerdì, Febbraio 27, 2026
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Referendum. I sondaggisti rivelano che l’astensionismo favorirà la vittoria del No

I due schieramenti si accapigliano. E i sondaggi misurano le curve dei «sì» e dei «no» al referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo prossimi. Gli ultimi danno per la prima volta in vantaggio il No, sia pure di strettissima misura. Ma il dato che colpisce maggiormente non riguarda tanto il vantaggio dei favorevoli alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; né la rimonta attribuita a chi si oppone al governo. A impressionare è il fatto che meno della metà di chi ha diritto al voto sembra pronta a esprimerlo. Al momento, una percentuale schiacciante di elettori o è indecisa, o decisa a restare a casa. Si dice che andrà a votare circa un terzo degli elettori, un disinteresse quasi incredibile se si guarda all’asprezza con cui in questi giorni il mondo della politica si confronta sulla riforma.

Sarebbe, se confermata, una partecipazione assai lontana non solo dal referendum costituzionale di Renzi ma anche dal precedente, quello del 2006 sulla riforma berlusconiana (votò il 52 per cento). E che secondo il sondaggista Antonio Noto rischia di penalizzare soprattutto i fautori del Sì: “C’è un popolo del referendum che in questi anni è andato a votare sempre e comunque, anche quando era chiaro che il quorum non si sarebbe raggiunto. È uno zoccolo duro che vota per ideologia, ed è composto da elettori quasi tutti di sinistra. Dall’altra parte c’è un elettorato di centrodestra più timido, meno motivato a recarsi alle urne. Se c’è una strategia che dovrebbe attuare il centrodestra è quella di spingere i propri elettori a votare”... E di questi tempi non sarà facilissimo, neanche per la premier asso pigliatutto. Che rischia concretamente di fare la fine di… Renzi.