venerdì, Febbraio 27, 2026
Home ALTRE PROVINCE Catanzaro Gratteri e il referendum. Caro Pollichieni, perdonali perché non sanno quello che...

Gratteri e il referendum. Caro Pollichieni, perdonali perché non sanno quello che fanno

di Gabriele Carchidi

In Calabria il mondo dei media di regime (dove sono compresi quelli di ispirazione mafiosa e di ispirazione statale, tanto in fondo è sempre la stessa cosa) è in grande fibrillazione. Non perché si vada a caccia di “notizie” ma solo perché si fa a gara per essere “accriccati” al potente più in vista, in grado di assicurare loro i soldi per continuare i loro affari ma soprattutto le necessarie coperture politiche e giudiziarie.

Di conseguenza, come abbiamo avuto modo di scrivere più volte, il rapporto con un uomo potentissimo come Nicola Gratteri è decisamente vitale e tutti fanno a gara a chi è più servile. Tuttavia, l’altro giorno è accaduto qualcosa che ha sparigliato le carte. Parliamo dell’intervista di Gratteri a uno dei media di regime più importanti della nostra regione ovvero il Corriere della Calabria, decisamente vicino a Occhiuto specialmente da quando non c’è più il suo fondatore Paolo Pollichieni. Un’intervista banale, con frasi trite e ritrite, che tuttavia è diventata “pericolosa” perché Gratteri è caduto nella trappola che gli è stata tesa da chi ha condotto l’intervista ovvero fargli dire che voteranno “sì” al referendum sulla riforma della giustizia tutti gli indagati, gli imputati, i mafiosi e i massoni deviati. E’ del tutto evidente che la destra più becera che sostene il “sì” ci è andata a nozze e per diverse ore la notizia dello scivolone di Gratteri e le reazioni a pioggia del fior fiore della malapolitica corrotta di tutta Italia è stata sulle prime pagine di molti giornali nazionali.

Ora, sarebbe molto facile, così come ha fatto Marco Travaglio, difendere Gratteri sulla scorta dei nomi e dei cognomi di tutta la marmaglia che ha replicato scandalizzata a quanto affermato dal magistrato. Ma Gratteri – diciamocelo francamente – è indifendibile. Perché Gratteri non è nessuno per indicare chi sono i buoni e chi sono i cattivi, anche se tra i “cattivi” ci sono pezzi di malacarne e massomafiosi corrotti. Gratteri non può arrogarsi questo diritto e non c’è… Travaglio che tenga. Ma poiché siamo arrivati al punto che qualcuno che si crede più furbo degli altri si mette anche la medaglia sul petto per essere approdato sulle prime pagine nazionali, è giusto scrivere la verità fino in fondo perché la vicenda non può passare sotto silenzio e non può essere neanche liquidata con il semplice punto di vista che Gratteri è stato vittima di un “trappolone” ben congegnato.

Pollichieni

E in queste ore frenetiche il pensiero vola a Paolo Pollichieni, storico fondatore e direttore del Corriere della Calabria e grande amico di Gratteri fin quando è rimasto in vita. Che i due fossero grandi amici lo sanno tutti, anzi l’hanno detto esplicitamente anche i diretti interessati. E in questa sede, per capire di chi e di cosa stiamo parlando, non possiamo ignorare questo particolare, che non è certo secondario per commentare quanto accade oggi. 

Per dimostrare, carte alla mano, che Gratteri e Pollichieni fossero amici ci aiuta certamente una vecchia intervista di Otello Lupacchini, valoroso magistrato al quale Gratteri ha riservato attenzioni molto particolari – insieme ad Eugenio Facciolla, all’epoca procuratore di Castrovillari – perché “osò” affermare che le sue inchieste erano “evanescenti” e che successivamente disse molto chiaramente che era stato lui a cacciarlo dalla procura generale di Catanzaro. E lo disse in una intervista a Il Giornale – media certamente non di… sinistra, firmata da Felice Manti, della quale riportiamo qualche stralcio.

«La Suprema Corte di Cassazione – ricordava Lupacchini – ha annullato senza rinvio, per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, svariate clamorose ordinanze de libertate, sollecitate dalla Procura distrettuale di Catanzaro, antecedenti all’operazione Rinascita-Scott. E, detto incidentalmente, anche successive. Questo “dato fattuale” era già ampiamente noto all’opinione pubblica, sia calabrese sia nazionale, in quanto oggetto di virulente querelles, sia sulla stampa sia in sede politica».

Beh, si sa che Gratteri in Calabria gode di buona stampa… In fondo di guerra tra procure a Catanzaro si parlava da mesi…

«Il 19 dicembre 2018 Guido Ruotolo su Tiscali news scrive: Fughe di notizie e guerra tra procure, così vogliono delegittimare il procuratore Nicola Gratteri. Ruotolo propala informazioni mutuate da Paolo Pollichieni, “memoria storica del giornalismo con la schiena dritta”. Penso anche agli articoli sul Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2019 che avevano rilanciato le tesi di Paolo Pollichieni e Guido Ruotolo, attingendo ad atti secretati del Csm».

Altro groviera, il Csm… Dunque?
«Trovo impensabile, oserei dire inconcepibile, addirittura incredibile, che il Guardasigilli Alfonso Bonafede, undici mesi prima dell’operazione Rinascita-Scott, legga Guido Ruotolo parlare di «attacco» a Gratteri «per impedire la retata giudiziaria che si sta per abbattere in Calabria» e non si chieda né di quale “retata” si parli né come facesse il giornalista a saperlo».

E soprattutto perché non avesse mandato gli ispettori…
«Non voglio nemmeno pensare che Bonafede non volesse scoprire che non esisteva alcun “gravissimo contrasto” tra me e Gratteri, e che l’asserito “attacco” non poteva averlo mosso il sottoscritto, tenuto all’oscuro delle indagini, diversamente dalla stampa».

O forse non voleva chiedersi come facesse Ruotolo a sapere…
«Chi aveva interesse ad accreditare l’esistenza del “gravissimo contrasto” tra me e Gratteri per screditarmi? Questa è la domanda da porsi che nessuno si è mai posta..»

Pollichieni non può più risponderle, è morto. Secondo lei chi?
«Pollichieni era senz’altro un “grande amico” di Gratteri, che il 6 maggio 2020 lo ha ricordato sul Corriere della Calabria, con l’articolo Ostinato come i fatti».

Che fossero amici non significa che l’uno sapesse tutto dell’altro…
«Il mio motto è e sarà sempre “sia lode al dubbio”. Tuttavia, quando Gratteri parla di Pollichieni nell’articolo da ultimo citato, dice: “Quello che ci accomunava era di essere scostumati, nel senso di essere irriverenti al potere… Quando ci vedevamo ci raccontavamo tutto, eravamo davvero uniti, eravamo liberi perché non avevamo padroni. Aveva capito quello che stiamo facendo in Procura di Catanzaro: noi abbiamo in testa un’idea, un progetto e lui con i suoi scritti lo ha sostenuto”. È pure un fatto che Gratteri e Pollichieni fossero entrambi componenti del Comitato d’indirizzo del Corso di Laurea Triennale di «Scienza della Difesa e della Sicurezza» presso la Link University. Ed è pure un “fatto” che Pollichieni era addentro di molte, forse troppe, cose, la cui conoscenza era preclusa ad altri che non avevano la chiave di accesso a segreti di ufficio e investigativo, e neppure alle idee, ai progetti, ai sogni e alle ansie del «grande amico» Nicola Gratteri».

La sua vicenda si intreccia con quella di Eugenio Facciolla, procuratore di Castrovillari, invischiato in una storiaccia dai contorni tutti da definire…
«Ci sono alcune conversazioni, intercettate un anno e mezzo prima del trasferimento mio e del dottor Facciolla da parte del Csm, in cui chi parla mostra di conoscere fin troppo bene quello che stava bollendo in pentola, tanto da prefigurarsi gli sviluppi futuri».

C’è un’inchiesta aperta a Catanzaro per la fuga di notizie?
«Il dominus dell’azione penale per la fuga di notizie è Gratteri, “grande amico” di Pollichieni. In ogni caso, sarebbe importante conoscere l’esito del procedimento».

Cosa lega lei e Facciolla?
«Entrambi ci siamo interessati alla vicenda che ruota intorno alla s.r.l. Alimentitaliani, società costituita dal gruppo  iGreco di Cariati dell’imprenditore Saverio Greco, poco prima che il Mise decretasse l’aggiudicazione, a un euro, dell’intero gruppo f.lli Novelli di Terni, azienda di rilevanza strategica nazionale in crisi finanziaria. Facciolla stava indagando, per il reato di bancarotta fraudolenta e altro, lo stesso Greco. L’indagine era stata avviata a seguito della sentenza dichiarativa di fallimento emessa dal Tribunale di Castrovillari, avverso la quale Greco aveva interposto reclamo. All’udienza di discussione del reclamo, fissata con inusitata tempestività per gli standard ordinari della Corte d’Appello di Catanzaro, fui proprio io a rappresentare la Procura generale, ottenendo la conferma della sentenza. Da un’intercettazione telefonica emerge lo sconcerto dei due conversanti per la mia presenza addirittura in udienza. Castrovillari indagava anche sulla sorella di Saverio, Filomena, sindaco pro tempore di Cariati, e sull’altro fratello, Giancarlo».

È il filone che investe anche l’onorevole Pd Ferdinando Aiello?
«L’onorevole Aiello, cugino dei Greco, emergeva dalle attività di indagine che la Procura di Castrovillari stava svolgendo. Sarà stato forse un caso, ma sulla pagina Facebook di Tommaso Greco, l’1 dicembre 2019, in coincidenza con il trasferimento di Eugenio Facciolla venne postata una foto effigiante i fratelli Greco, segnatamente Tommaso e Giancarlo con la seguente didascalia: «La forza non è quella che hai, ma quella che puoi sviluppare…». Sarà stato anch’esso un caso che sul profilo Facebook di Giancarlo Greco sia stata pubblicata, alle ore 16.40 del 30 gennaio 2020, in coincidenza con il mio trasferimento, altra foto ove compaiono una serie di personaggi che gozzovigliano gioiosamente, tra i quali i predetti Giancarlo e Tommaso Greco, nonché l’onorevole Aiello, con la didascalia: «Finalmente, ecco fatto…».

L’intervista di Lupacchini spiega molto bene come Pollichieni si adoperò, poco tempo prima di passare a miglior vita, per difendere a spada tratta l’amico Gratteri. Di conseguenza, la domanda nasce spontanea: se ci fosse stato ancora lui alla guida del “Corriere”, questa intervista a Gratteri avrebbe mai visto la luce così com’è stata condotta? Non sono mai stato amico di Pollichieni, anzi ci siamo scontrati moltissime volte dopo aver lavorato insieme per qualche mese a “Calabria Ora” nel 2006 quando Paolo era tornato a fare il giornalista in prima linea dopo essere stato coinvolto in una inchiesta per corruzione dalla quale è stato scagionato ma che gli era costata il posto di lavoro alla Gazzetta del Sud. Il Pollichieni che come il “Conte di Montecristo” a lui tanto caro, torna alla ribalta del giornalismo calabrese si diverte a smontare pezzo per pezzo l’indagine Why Not del “nemico pubblico” Luigi De Magistris salvaguardando gli interessi di tutti i politici (senza distinzione di colore) finiti nella melma. Memorabile il sequestro di 3 milioni e mezzo di euro alla frontiera del Lussemburgo che annuncia dalle colonne del giornale come frutto delle indagini di De Magistris e di cui il magistrato viene a conoscenza leggendo… Calabria Ora!  Non vi nascondo che mi incazzai come una iena quando venni a conoscenza del giochino e mi chiedevo come facesse il buon Paolo ad essere investigatore, avvocato di parte, pubblico ministero, giudice, boia… Indubbiamente era molto bravo e abile ma era evidente che le sue fonti fossero di “serie A”-

Me ne andai presto dal giornale, dopo appena sei mesi, perché avevo capito l’antifona ma soprattutto che il direttore “fantoccio” se ne sarebbe tornato all’ovile dove ad attenderlo c’era la moglie (guarda caso l’autrice dell’intervista-killer a Gratteri). Cosa che avvenne ad aprile del 2007, quando il giornale aveva appena compiuto un anno di vita. Pollichieni, allora, che già era il direttore effettivo, lo divenne anche nella gerenza e guidò le redini della baracca per tre anni, fino all’estate del 2010. L’era Loiero-Adamo era finita ed era iniziata quella di Peppe Scopelliti, con il quale Pollichieni proprio non riusciva a “convivere”. E così, attaccalo oggi, attaccalo domani, a Pierino Citrigno – che di mestiere faceva e fa il proprietario di cliniche – la sua linea non poteva andare più bene e Pollichieni si era polemicamente dimesso per protesta nei confronti degli editori, Piero Citrigno e Fausto Aquino, che intendevano “avere un diretto coinvolgimento nella fattura del giornale”. Il classico “eufemismo”. 

Tutto il gruppo cosentino del “Quotidiano della Calabria” ma anche quelli che venivano da “La Provincia cosentina” erano diventati, in quei tre anni, il suo gruppo, che in sostanza non aveva mai avuto un vero leader. Furono in molti quelli che lo seguirono al Corriere della Calabria e pochi quelli che restarono con Citrigno, che nel frattempo aveva chiamato Piero Sansonetti. Pollichieni avrebbe dimostrato il suo valore e la sua tempra, insieme a quelli che erano stati i miei compagni di gruppo a Cosenza, nel Corriere della Calabria, che nel giro di pochi anni è diventato uno dei maggiori punti di riferimento dell’informazione calabrese, anche rinunciando alla famigerata “carta” ed uscendo solo on line.

Sono entrato molte volte in rotta di collisione con Pollichieni, perché Paolo era inevitabilmente un giornalista di “regime” e di conseguenza faceva uscire fuori solo la verità che gli conveniva. Come tutti i giornalisti calabresi, sia chiaro. Polemizzammo a lungo già quando dirigevo La Provincia e poi quando ho fondato Iacchite’: i verbali della DDA pubblicati a Ferragosto del 2015 per inquinare l’inchiesta di Pierpaolo Bruni, il killeraggio nei confronti di Sandro Principe e Orlandino Greco, gli unici politici “toccati” dalle inchieste della DDA ed evidentemente “venduti” dal loro partito di riferimento e da qualcuno che gli stava molto vicino e poi il delicato affare di Calabria Verde con il mega appalto da 32 milioni, la faida con la Regione e il suo appoggio esagerato per l’imprenditore napoletano Luigi Matacena. Ma ci siamo scontrati anche per le vicende riportare dal Lupacchini riguardanti il gruppo iGreco e chiaramente stavo dalla parte di Lupacchini e Facciolla, e ci mancherebbe pure… In una circostanza è uscito fuori che Gratteri aveva “utilizzato” in maniera pacchiana il sito dell’amico per tendere una delle tante trappole a Facciolla: è storia. Ci siamo scontrati in maniera anche molto aspra ma sempre con grandissima stima e rispetto: c’era gusto a litigare con un giornalista come Pollichieni, sugli altri invece è meglio stendere un velo pietoso, come molto spesso amava chiosare il mio collega-rivale.

Ora, tornando a bomba al referendum e all’intervista-killer a Gratteri sul giornale fondato dal suo vecchio amico defunto, è del tutto evidente che – se Pollichieni fosse ancora vivo – questa intervista non sarebbe mai andata in onda così com’era stata realizzata. Ed è giusto che qualcuno oggi lo dica e lo scriva andando anche oltre. Paolo Pollichieni sicuramente si starà rivoltando nella tomba. Caro Paolo, perdonali perché non sanno quello che fanno e non hanno rispetto neanche della tua memoria. Non hanno avuto neanche il coraggio (o se preferite i coglioni) di farlo loro il titolo “shock”. No, loro hanno scelto un titolo “soft” per non irritare Gratteri e hanno mandato la velina a Il Foglio, che come tutti sanno è il giornale nazionale più vicino ad Occhiuto. Roba che Giuda, al confronto, è un “amico fedele”. Come se Gratteri non avesse capito la “manovra” viscida di questi soggetti. Sarà il tempo – come sempre galantuomo – a dirci chi avrà favorito questa pagliacciata. Associare il giornale di Pollichieni ad un trappolone ordito contro Gratteri è decisamente grottesco ma è quello che è accaduto. E chi scrive non può essere accusato di essere vicino né all’uno e né all’altro. Ed è molto triste che debba essere ancora Iacchite’ a difendere la memoria di Pollichieni, dal momento che i suoi allievi più “fedeli”, oggi approdati al media nemico, se ne guardano bene pensando solo alla pecunia che non puzza mai, anzi… Povera Calabria nostra.