venerdì, Febbraio 27, 2026
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‘Ndrangheta a Isola. Le mani dei clan sui villaggi turistici: i nomi degli indagati

ISOLA CAPO RIZZUTO – Un controllo asfissiante sui servizi condominiali e una regia occulta per pilotare le aste giudiziarie degli immobili turistici. È quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro che ha portato oggi all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal Gip Fabiana Giacchetti, nei confronti di 7 persone ritenute vicine alla cosca Arena e alle famiglie satelliti di Isola Capo Rizzuto. L’indagine, scaturita da un atto vandalico in una struttura jonica, si è avvalsa di intercettazioni ambientali, analisi documentali e testimonianze. Come sta succedendo da qualche tempo nel crotonese, la vittime continuano a ribellarsi ed a denunciare i loro aguzzini.

Destinatari della misura del carcere sono Pasquale Arena (classe 1992), Giuseppe Bruno (cl. 70), Domenico Muraca (cl. 52), Michele Nicoscia (cl. 80), Rosario Scerbo (cl. 68), Vincenzo Scerbo (detto “Cecè”, cl. 63) e Carmine Antonio Timpa (cl. 51). Indagati a piede libero Giuseppe Arena, 60 anni, di Crotone, Giuseppe Friio, 60 anni, residente a Isola Capo Rizzuto, Michele Nicoscia, 46 anni, di Isola Capo Rizzuto; Antonio Scerbo, 24 anni, di Isola Capo Rizzuto. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’estorsione aggravata dal metodo mafioso alla turbata libertà degli incanti, fino all’incendio doloso.

Al centro dell’indagine i villaggi turistici “Seleno” e “Margheritissima”. Secondo gli inquirenti, la cosca imponeva in regime di monopolio i servizi di guardiania, gestione della spiaggia e manutenzione del verde, costringendo l’amministrazione condominiale ad assumere soggetti riconducibili al clan Arena, da sempre attiva nel controllo del comparto turistico locale. Alcuni degli indagati, ancora, avrebbero truccato un’asta nella quale erano state messe in vendita unità immobiliari dello stesso villaggio. Una gestione parallela che scavalcava sistematicamente le delibere assembleari per favorire gli interessi degli Arena e degli Scerbo. Anche la gestione della spiaggia e delle navette era spartita a tavolino tra gli Arena e gli Scerbo, scavalcando le delibere assembleari. Un filone dell’indagine riguarda il recupero degli immobili della fallita “I.G.B. Immobiliare”. I vecchi soci, tra cui figurano alcuni degli indagati, avrebbero messo in atto una strategia per scoraggiare i legittimi aggiudicatari delle aste giudiziarie, al fine di ricomprare gli appartamenti tramite prestanome. Dalle intercettazioni emergono minacce esplicite. Dalle parole si è passati ai fatti in almeno un episodio documentato, quando l’auto di un aggiudicatario è stata data alle fiamme all’interno del villaggio subito dopo l’acquisto.. Fonte: Il Crotonese