venerdì, Febbraio 27, 2026
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Ecatombe Calabria, ecco perché è calato il silenzio sui media nazionali

dalla pagina FB di Stefano Catanzariti 

È durata solo 2 giorni l’attenzione dei media nazionali sulla Calabria, sono ormai diversi giorni che scorrendo i siti web dei principali portali di informazione la notizia o è stata derubricata (in pochissimi casi), oppure è stata totalmente tolta. Solo un timido articolo di SkyTG24 e qualche rilancio dell’ultima allerta arancione. Eppure sono ormai 5 settimane che la Calabria sta cadendo a pezzi sotto i colpi dei vari cicloni, dell’incuria e dell’abbandono di anni e anni di disinvestimento e mancanza di interventi su messa in sicurezza , lotta al dissesto idrogeologico e mancanza di prevenzione.
Il sipario si è già chiuso, i riflettori spenti, mentre i danni restano, con bilanci di danni che lambiscono il miliardo di euro.

E sono due i motivi per cui è calato il silenzio: il primo è legato alla responsabilità politica tutta, da destra a sinistra per anni ed anni, salvo rarissimi casi di sindaci o amministrazioni che hanno agito preventivamente. Un peso gigantesco che nessuno vuole mettersi sulle spalle e da cui tutti sfuggono sia perché responsabili in carica o per paura che le accuse che potrebbero muovere gli potrebbero ritornare dietro come un boomerang per i loro passati ingloriosi. Ed il governo su tutti sta facendo calare il silenzio capendo benissimo il terreno spinoso e scivoloso venutosi a creare. Nessun volo Last minute e presenza sul campo, nessuna foto di supporto né manifesti social sfornati di continuo come sta accadendo sulla riforma della giustizia. Nessun partito di maggioranza o opposizione vuole mettersi sul groppone la Calabria, terra di pochi voti e di tanti problemi.

Il secondo punto sono i soldi. I ristori del ciclone Harry sembrano già insufficienti a contrastare i danni di quest’ultimo, figuriamoci mettere mano al portafoglio per Ulrike, Nils e Oriana. Un’ecatombe, in una situazione assai complessa, dove le somme sono già belle e impacchettate per riarmo, aumento del pil sulla difesa, pacchetti di supporto alle guerre, cassa integrazione galoppante, crollo industriale, spese energetiche alle stelle e zone dove vige un peso maggiore con aziende e privati che possono tenere per le palle i governi regionali e nazionali.
I danni alle infrastrutture sono enormi e mettono alla luce la fragilità quotidiana. I trasporti, soprattutto su ferro sono ad un passo dallo sprofondare in mare o sommersi dai fiumi.
Parlare ora di alta velocità e ponte sullo stretto è sconveniente, quindi per ora meglio tacere. Parlare di turismo, mentre le strutture alberghiere, le case di mare, i lidi vengono spazzati via non conviene.
Parlare di rilancio ora non si può. E nel momento dell’incasso, quando sei all’angolo stremato la cosa migliore da fare è alzare la guardia e aspettare il gong.
Perché se c’è una cosa che a Roma hanno capito bene è che il tempo aiuta, e che la maggior parte dell’elettorato ha la memoria corta.
Spetta a noi calabresi avre un minimo di orgoglio e pretendere risposte certe e imminenti. Cosa, quest’ultima, che rischia di essere ancora più ardua della ricostruzione stessa.