NOTA STAMPA COLPO – Comitato di Liberazione Popolare PAOLA
Siamo tornati sul lungomare sud della nostra città. Lì dove il mare ha restituito un corpo, insieme alle nostre responsabilità.
Non è solo una tragedia: è un atto d’accusa silenzioso che interroga le nostre coscienze e le scelte politiche del nostro tempo.
Quel corpo senza nome racconta una storia che attraversa il Mediterraneo, frontiera liquida trasformata troppo spesso in fossa comune. Racconta di rotte migratorie rese sempre più pericolose da politiche che puntano alla chiusura e all’esternalizzazione dei confini, alla detenzione invece che alla protezione, alla gestione emergenziale invece che alla costruzione di canali sicuri e legali di ingresso. Racconta di vite sospese tra guerre, fame, cambiamento climatico e disuguaglianze globali, e di un’Europa che fatica a riconoscere fino in fondo la propria responsabilità storica e politica.
In questi giorni il rumore del mare ha battuto più forte sulle finestre della città. Un rumore amplificato dal silenzio istituzionale, che pesa e indigna. Perché il silenzio, quando si tratta di diritti umani, non è neutralità: è una scelta.
Martedì mattina, c’erano un gruppo di cittadine e cittadini uniti nel cordoglio per la morte di un essere umano senza nome. Abbiamo sentito il bisogno di affrontare, come comunità, la perdita di una storia mai raccontata, che ha raggiunto la nostra spiaggia per trovarvi la fine.
Ma il cordoglio non basta. La memoria e la verità sono un atto politico. E ricordare significa anche prendere posizione: contro l’indifferenza, contro la normalizzazione delle morti in mare, contro l’idea che alcune vite valgano meno di altre.
Per questo chiediamo al Sindaco di Paola e all’amministrazione comunale di dare dimensione fisica alla memoria, un segno permanente nello spazio della città. Un segno che resti, che interroghi, che obblighi chi passa a fermarsi. Un luogo che trasformi quel tratto di costa in uno spazio di memoria civile che ricordi i migranti morti durante la traversata, che restituisca dignità a chi non ha avuto neppure un nome inciso su una pietra.
Paola, città del Santo protettore della gente di mare, non può voltarsi dall’altra parte davanti a chi nel mare ha trovato la morte cercando salvezza. Siamo figli dello stesso mare. E lo stesso mare che unisce le nostre sponde ci chiede giustizia, responsabilità e umanità.









