ArRENDEtevi
A Rende sembrava andasse tutto bene, almeno fino al Natale scorso. Il catastrofico referendum per la città unica dominato dalle defezioni cosentine e dagli exploit dei no nei comuni oltre Campagnano, la cavalcata vittoriosa alle ultime amministrative del vecchio leone socialista, la giunta smart, il nuovo Ospedale di Cosenza ad Arcavacata, le bozze dello Statuto per definire l’Unione dei Comuni e i primi vagiti del progetto BRT (Bus Rapid Transit), che già qualcosa lasciavano presagire.
Poi, alle porte del Natale, l’ecatombe… Con il pretesto di decongestionare uno snodo viario che attraversa la conurbazione moderna dell’antica Arintha, sviluppatasi in verticale lungo l’asse sud-nord, stipata tra la linea ferroviaria Cosenza-Paola a est e l’Autostrada del Mediterraneo a ovest, il gotha dell’urbanistica rendese si deve essere riunito in conclave per partorire l’idea di invertire almeno due sensi di marcia che fino a quel momento avevano concesso, alla già precaria viabilità fondata sulle due direttrici principali da e verso il capoluogo di provincia rappresentate dall’ex ss19 delle Calabrie attuale sp241, di superare indenne i periodi di maggiore affluenza come il Natale e qualche altra festività che spingeva l’utenza a recarsi presso il Centro Commerciale Metropolis, assurto a indiscusso volano di sviluppo della storica Roges di Rende.
La cittadina alle porte di Cosenza non è mai stata fortunata con le modifiche alla viabilità e se si esclude l’innovativo quartiere Europa, attualissimo ancora oggi con l’enorme distesa di verde che accoglie, come il grembo di una madre, le lungimiranti soluzioni abitative, restano poche le soluzioni urbanistiche degne di nota, a partire dall’inestetico tappo che accoglie gli automobilisti provenienti dalla trafficatissima via Marconi e da Quattromiglia, rappresentato dal Municipio, dalla Chiesa di San Carlo Borromeo, quest’ultima tristemente legata alle sorti dell’attuale Sindaco e dal tratto rimasto monco del viale Francesco e Carolina Principe, in perfetta continuità con l’altro capo dello stesso viale che tristemente guarda verso il viale Giacomo Mancini, impossibilitato a congiungersi con lo stesso per la mancanza di un ponte che non sia quello ciclabile, realizzato sulle spoglie del vecchio tracciato ferroviario. Cecchino e Giacomo, due socialisti vicini ma distanti, come negli anni ‘80 prima della riappacificazione.
Ancora stridono come unghie su lavagne d’ardesia le ripetute e discutibili modifiche al tracciato urbano della ss107, violentato da corsie d’innesto inesistenti, svincoli assurdi per agevolare la mole di traffico in entrata e uscita dalla cittadella universitaria e, fiore all’occhiello, l’assurda rotatoria nei pressi dello stadio comunale Marco Lorenzon, a interrompere una strada statale che provenendo da Cosenza viene ancora segnalata come strada con diritto di precedenza, salvo ritrovarsi imbottigliati subito dopo in un girone infernale che un tempo ospitava un incrocio attraversato da automobilisti scellerati e veniva sciaguratamente utilizzato come fermata d’autobus.
Resta lodevole, quindi, in attesa di una rotonda più utile alla causa, il tentativo di correggere l’immissione del traffico all’altezza del confine naturale rappresentato dal torrente Campagnano, nei pressi del parco Robinson, con lo spartitraffico che obbliga a proseguire dritto chi, precedentemente, proveniente da via Genova e via Trieste si avventurava in una diagonale sinistra-destra che tranciava il flusso di vetture che accedeva da Cosenza, per poter immettersi su Via Busento e raggiungere le sconfinate variabili che consentono di attraversare Cosenza e la stessa Rende attraverso la rete di gran lunga più fitta di percorsi stradali che si aprono alle pendici della presila, rete rimasta orfana del tratto della sp234, nei pressi di Zumpano, recentemente inghiottito dal fiume Crati.
Quello che non torna sono le inversioni di marcia su via Busento, che finisce per alimentare inutilmente uno snodo che nelle intenzioni iniziali doveva essere alleggerito e non ingolfato e quella su via valle del Neto, che generano di fatto una circolazione rotatoria che alimenta due circuiti: il quadrante Metropolis a sinistra e quello esterno a destra che comprende Via Crati, via Repaci e viale Francesco e Carolina Principe.
Qualcuno ha provato a sussurrare che il tutto sia stato architettato per migliorare la fluidità del traffico intorno alla zona del Metropolis, finendo per dimenticare che nella stessa zona insistono condomini e strutture che ne hanno piene le scatole delle soste selvagge favorite dalla presenza del centro commerciale. Difatti l’enorme area che si estende lungo il confine con l’Autostrada del Mediterraneo, comprendente il Complesso Metropolis e il Museo del Presente, andrebbe gestita meglio per ciò che concerne la disponibilità di posti auto atteso che, dei due parcheggi esterni al servizio delle due strutture, soltanto quello prospiciente alla Food Area del Centro Commerciale risulta fortemente utilizzato, mentre quello più distante dagli altri due ingressi pedonali dello stesso centro, che si affacciano sull’area, resta quasi sempre deserto, soprattutto al calar del sole, per ovvi motivi di insicurezza dettati da probabili frequentazioni poco gradite.
In conclusione, se l’idea iniziale era quella di decongestionare l’area al confine con il capoluogo bruzio, allora arRENDEtevi all’idea di aver generato un altro tappo che copre gli incroci di via Genova, Via Kennedy e la rotonda di via Crati, imbottigliando Rende per futuri brindisi: Auguri!
Giuseppe Donato











