venerdì, Febbraio 27, 2026
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Catanzaro. Fiorita non si tocca: a tutti conviene un “Nik Marmitta” ancora saldo in sella

All’indomani del gong notarile, le 17 firme apposte per far cadere l’amministrazione comunale si rivelano ormai soltanto un brutto sogno per Nicola Fiorita. Il sindaco si concede una colazione distesa con alcuni consiglieri “responsabili” del gruppo misto, brindando simbolicamente a Forza Italia e Azione.
Non manca il sarcasmo. Nik Marmitta si lascia scappare una battuta pungente:
«Mi fanno polemica sul Carnevale perché quest’anno l’amministrazione non ha organizzato nulla. Ho semplicemente pensato di risparmiare: tanto i catanzaresi potranno ridere di questi pagliacci e godersi lo spettacolo della loro simpatica farsa».
Fiorita, intanto, affila le armi e — per scaramanzia — attende il 24 febbraio prima di presentare il conto politico a chi di dovere. Fonti a lui vicinissime parlano apertamente di una resa dei conti imminente, soprattutto nei confronti di Azione. I due assessori in quota Donato–Parisi vivono ore di forte apprensione: per loro si profila un Carnevale da incubo.
Due postazioni appetibili, ambite da molti. In primis dal cognato del sindaco Rocco Mazza e quindi  da Fratelli d’Italia e anche dalla Lega, con Filippo Mancuso tra le principali stampelle politiche. Un’alleanza che non nasce da una reale convergenza programmatica o ideologica, bensì da una comune volontà: isolare l’avversario più fastidioso. Uno su tutti: Sergio Costanzo. Le parole pronunciate in questi giorni nei corridoi di Palazzo De Nobili non sono affatto piaciute a Wanda Ferro, ad Antonio Montuoro e allo stesso Mancuso. Secondo quanto riferito da consiglieri a loro molto vicini, Costanzo avrebbe utilizzato toni durissimi, arrivando a insulti e minacce dirette. Mò ciù fazzu vidira eu a Montuoro, a Wandicedda e a Filippuzzu… Ci rumpu u culu…. Un atteggiamento ritenuto inaccettabile: nessuno dei tre è disposto a farsi dettare la linea politica da un semplice consigliere comunale in cerca di visibilità e leadership.
L’obiettivo ora è chiaro: isolarlo e neutralizzarlo. E il terreno appare favorevole anche all’interno del suo stesso partito. Marco Polimeni si sentirebbe infatti oppresso da una linea giudicata fallimentare, che ha finito per esporre anche e soprattutto il segretario provinciale a una pessima figura, sul piano politico e personale. E pazienza se Costanzo “canterà” qualche malefatta: a quel punto saranno… cazzi loro e se qualche testa cadrà… chissenefrega. Caro Sergio, inizia a mettere da parte quello che devi tirare fuori tanto ormai i giochi sono fatti e come si suol dire… mors tua vita mea, specie se qualcuno ha provato ad “ammazzarti” e ancora ne paghi le conseguenze. Intelligenti pauca.
Wanda Ferro e Mancuso, considerati strateghi navigati, lavoreranno in silenzio per fare cartello, forti anche del placet silenzioso di Roberto Occhiuto. In questa fase, a tutti conviene un Fiorita ancora saldo in sella, almeno fino a quando la strategia per la riconquista di Palazzo De Nobili non sarà completamente definita e collaudata.
In questo scenario torna centrale la figura di Mimmo Tallini. Il suo telefono, in questi giorni, è rovente. Interlocuzioni continue con tutti i maggiorenti del centrodestra cittadino per costruire una “corazzata” elettorale credibile, archiviata ormai l’ipotesi di Sergio Abramo. Tallini lavora per individuare un candidato sindaco unitario e condiviso; nel frattempo, Fiorita non si tocca.
L’occasione è ghiotta, può finalmente mettere all’angolo i nemici politici utilizzando i suoi buoni uffici con tutti i protagonisti utili alla causa: da Wanda Ferro a Filippo Mancuso, da Roberto Guerriero ad Antonio Montuoro, da Piero Aiello a Pino Galati, da Antonello Talerico a Gianmichele (o per meglio dire… Nicola) Bosco.
La macchina elettorale potrà essere messa in moto nell’arco di un anno: c’è tutto il tempo necessario per organizzare liste, accordi e programmi. Serviranno calma, pazienza e sangue freddo.
E paradossalmente anche a Fiorita, oggi, questo equilibrio conviene: restare al suo posto mentre un centrodestra ancora litigioso prende tempo, si riorganizza e consuma al proprio interno una resa dei conti che appare ormai inevitabile.