venerdì, Febbraio 27, 2026
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Referendum. La pm Frustaci: “Votare No per consentire la prosecuzione delle inchieste su zona grigia e colletti bianchi”

La sostituta procuratrice di Catanzaro Annamaria Frustaci, segretaria di Unità per la Costituzione, è in prima linea in questa campagna referendaria. In un’intervista rilasciata a “Domani” ribadisce le ragioni per votare “No” entrando nel merito della riforma Nordio. “È un momento cruciale – spiega – ed è fondamentale dare voce alle ragioni del No. Noi magistrati normalmente evitiamo esposizioni mediatiche, ma questa riforma ha implicazioni profonde che meritano di essere spiegate con chiarezza”. Per Frustaci, la posta in gioco non riguarda una categoria, ma la qualità della democrazia. “L’indipendenza della magistratura non è un privilegio delle toghe. È una garanzia per i cittadini. Senza autonomia e serenità di giudizio, il diritto di essere giudicati in modo imparziale si indebolisce”.

Il punto più delicato, secondo la pm antimafia, è il trasferimento del potere disciplinare dal Csm a un nuovo organismo, l’Alta corte disciplinare. “Questa modifica – sottolinea – tocca il cuore dell’autonomia della magistratura. Parliamo di un organo che presenta le caratteristiche di un tribunale speciale. Una recente pronuncia della Cedu del 5 febbraio è già intervenuta su un organismo analogo, condannando la Polonia. Non possiamo ignorare quei precedenti”. Frustaci evidenzia un ulteriore aspetto critico: “Le decisioni dell’Alta corte non sarebbero impugnabili in Cassazione. Questo significa togliere ai magistrati un diritto riconosciuto a tutti i cittadini. È un elemento serio di possibile incostituzionalità”. E aggiunge: “La legge ordinaria dovrà assicurare soltanto la ‘rappresentatività’ dei magistrati nell’Alta corte. È legittimo temere che la componente politica possa risultare prevalente. Non si può chiedere ai cittadini di votare una riforma che nasce con dubbi così evidenti”.

Frustaci guarda soprattutto agli effetti concreti sull’attività investigativa. “Questa riforma è un salto nel buio. Si aprono due scenari possibili. Nel primo, il pubblico ministero potrebbe essere sottoposto all’esecutivo. Nel secondo, più probabile, al pm verrebbe sottratto il coordinamento delle indagini della polizia giudiziaria“.

Le conseguenze sarebbero profonde. “Nel primo caso il pm diventerebbe un accusatore puro. Nel secondo, un passacarte della polizia giudiziaria, che risponderebbe ai vertici ministeriali. In entrambi i casi, le indagini finirebbero sotto il controllo del governo”. L’attuale governo respinge questa interpretazione, ma la pm richiama dichiarazioni pubbliche di esponenti dell’esecutivo e osserva: “Il modello anglosassone, in cui le indagini sono condotte dalle forze di polizia, è da tempo indicato come riferimento. Ma il sistema italiano è stato assunto a modello persino dalla Procura europea, proprio per le sue garanzie di indipendenza”. L’effetto sui cittadini?: “Avremo una giustizia ‘politicizzata’ e nelle mani di un accusatore puro. Invece, oggi, il pm si muove a tutto tondo: finite le indagini chiede l’archiviazione se ci sono i presupposti e, nel processo, chiede l’assoluzione se emergono elementi a favore dell’imputato. Il paradosso è che la procura europea istituita nel 2017 ha preso a modello il sistema italiano con le sue garanzie di indipendenza. L’Italia invece vuole demolirlo”.

Il passaggio più delicato riguarda le indagini sulla cosiddetta sui cosiddetti “colletti bianhi”: professionisti, imprenditori e rappresentanti istituzionali coinvolti in procedimenti per concorso esterno in associazione mafiosa. “I rischi maggiori a mio avviso riguardano le indagini sulla cosiddetta zona grigia. Le mafie crescono e prosperano no dove trovano un contributo esterno che le rafforzi e che talvolta proviene anche da settori istituzionali. Ritengo che la riforma inciderà su indagini delicate a carico di figure particolarmente vicine alle maggioranze politiche di turno”.

Un’affermazione che la stessa magistrata definisce “un dato tecnico, non un allarme lanciato a caso”. E ricorda i numeri della Calabria: “Dal 1991 a oggi ci sono stati 130 scioglimenti di enti pubblici e comuni per infiltrazioni mafiose. È un dato che fotografa una realtà strutturale”. Secondo la pm “bisogna rendersi conto che le indagini a carico dei colletti bianchi in futuro saranno depotenziate, se i magistrati non godranno di piena autonomia e indipendenza”.

Frustaci parla anche di un clima di costante delegittimazione. “Mi domando se in un Paese in cui esistono organizzazioni criminali radicate sia ragionevole sottoporre la magistratura ad attacchi continui, proprio mentre porta avanti indagini delicatissime”. Il suo interrogativo si sposta poi sul piano normativo: “Cosa è stato fatto per potenziare il contrasto alle mafie, anche sotto il profilo economico? Le organizzazioni criminali oggi utilizzano criptovalute e sistemi finanziari opachi. Il contrasto dovrebbe essere rafforzato, non indebolito”.