di Dario Sauto
Fonte: Corriere del Mezzogiorno
«Diffondo i dati della Procura di Napoli per informare l’opinione pubblica del lavoro, della serietà di questo ufficio e di come siamo riusciti a costruire una struttura in crescita, in particolare da quando ci sono io, dopo le continue diffamazioni che mi vengono fatte sistematicamente, in particolare da quando ho iniziato a parlare di referendum».
Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, si regala uno spazio nel corso dell’incontro con la stampa di stamani in Procura per illustrare i risvolti della maxi operazione contro il clan Vanella Grassi di Scampia e diffonde le statiche negli anni 2024-2025 sulle ordinanze confermate dal Riesame e sulle sentenze emesse.
«Penso che ci siano almeno 10 diffamazioni al giorno nei miei confronti – argomenta Gratteri – e credo che sia un riflesso del fatto che nei sondaggi il “no” è salito. Quando io ho iniziato a parlare, sembravo l’ultimo dei samurai. Nessuno parlava, tutti si giravano dall’altra parte o facevano finta di non capire». E ancora: «Quando parlo io non penso alla convenienza se parlare o non parlare. Io mi sono costruito una vita senza pagare cambiali per poter dire esattamente quello che penso guardando negli occhi chiunque. E senza nessun tipo di timore di conseguenze o di altro. Io non parlo per convenienza, parlo per convinzione».
A proposito degli attacchi ricevuti a ogni livello dopo la sua esternazione sul referendum e il riferimento alla mafia, Gratteri dice: «Rifarei quelle dichiarazioni perché la lingua italiana è la lingua italiana. Io pensavo che qualcuno avesse capito la lingua italiana e quindi mi sono affrettato la sera stessa ad andare a Piazza Pulita a spiegare quando ho visto che poi la gente continuava in malafede, questa volta a fare il giochino dell’estrapolazione della frase, ho detto chi vuole capire capisce. E si continua a far girare e a raccontare narrazioni che non rispondono assolutamente alla realtà, al mio pensiero e alla lingua italiana».
In definitiva Gratteri si dice convinto «che non è un referendum sul governo, ma un referendum sui contenuti. Perché per 6 persone che si spostano da giudice a pubblico ministero si sta cercando di modificare 7 articoli della Costituzione».
Per il capo della Procura di Napoli, «quello è stato un lavoro che ha richiesto mesi da parte di decine di luminari del diritto, dell’economia e comunque della cultura in genere, non è possibile che sia sostanzialmente cambiato con un referendum, senza nessun tipo di modifa. Se mi trovassi davanti il ministro Carlo Nordio? Non avrei niente da dirgli».
Riguardo i dati diffusi da Gratteri si apprende che nel 2024 il tribunale del Riesame ha confermato il 75% delle misure cautelari emesse dalla Procura di Napoli; nel 2025 le ordinanze sono state 1.324 e solo 184 sono state annullate.
Le rogatorie con l’estero, rileva ancora il procuratore, sono passate da 342 a 366 e, nel 2025, sempre il Riesame, ha confermato l’85% delle ordinanze di custodia cautelare, annullandone solo l’8% e riformandone il 7%.









