venerdì, Febbraio 27, 2026
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Processo naufragio Cutro: Guardia di Finanza sapeva di barcone con migranti

CROTONE – La Guardia di Finanza ai più alti livelli conosceva la presenza di migranti a bordo del caicco Summer Love fin dalle 23.20 del 25 febbraio 2023. Questa informazione – che il Crotonese aveva rivelato il 14 febbraio scorso – è emersa durante la quarta udienza del Processo naufragio Cutro sui presunti ritardi nei soccorsi all’imbarcazione il cui naufragio a Cutro è costata la vita a 94 persone.  Una notizia che ora diventa parte del fascicolo del collegio penale presieduto dal giudice Alfonso Scibona.
Un’udienza resa ancora più toccante dalla presenza in aula di alcuni parenti delle vittime, giunti a Crotone proprio in occasione del terzo anniversario della strage. In questo clima, il maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara ha risposto in sede di controesame all’avvocato di parte civile Francesco Verri. L’ufficiale ha confermato l’esistenza di un’annotazione proveniente dalla Centrale operativa nazionale della Guardia di Finanza che indicava l’imbarcazione come “natante con migranti”. Il maggiore ha ribadito che il documento era un “messaggio delle 23.20 scritto a penna dagli operatori di sala nel quale il Cenop (la centrale operativa nazionale della Finanza) comunicava l’avvistamento da parte di Eagle 1 (l’aereo di Frontex) di un natante con migranti”.

Processo naufragio Cutro: le conferme sui migranti a bordo

La lunga ricostruzione del maggiore Cara copre l’intera finestra temporale, dall’avvistamento iniziale del caicco da parte del velivolo Eagle 1 di Frontex alle 22.26 fino allo schianto letale sulla secca di Steccato avvenuto intorno alle 4 del mattino. Rispondendo all’avvocato Verri, l’ufficiale conferma la totale coincidenza tra la nota scritta a penna e il messaggio inviato dal luogotenente Lopresti, attualmente indagato, sul gruppo WhatsApp dell’Otc del Roan, in cui l’uomo scrive ‘trattasi di natante con migranti’. Questa annotazione coincide perfettamente anche con un altro testo inviato dal tenente colonnello Lippolis, anch’egli imputato, che alle 23.33 scrive a un altro ufficiale: “So’ migranti”. A supporto dell’accusa, il rappresentante di parte civile produce un documento del 2019 del commissario per i diritti umani. Il testo raccomanda ai Paesi costieri di considerare in pericolo fin dalla partenza tutte le imbarcazioni di migranti, poiché sistematicamente sovraffollate, inadatte ai lunghi viaggi e sprovviste di equipaggi e dotazioni di sicurezza.

Il ruolo della Marina Militare wìe i radar guasti

L’indagine svela un grave difetto di comunicazione tra le forze impegnate in mare. Il maggiore Cara chiarisce la posizione della Marina affermando in aula: “La Marina militare non sapeva nulla dell’avvistamento ed ha saputo del naufragio avvenuto a Cutro solo la mattina dopo. Abbiamo scoperto che la Marina militare italiana non rientrava nel circuito informativo nell’ambito del controllo delle frontiere. Un mese dopo il naufragio, come è emerso da alcune testimonianze, è stata date disposizione di informare anche la Marina degli avvistamenti di Frontex”. I carabinieri verificano anche la posizione degli assetti navali. Cara precisa: “Abbiamo chiesto alla Marina militare di conoscere i loro assetti in mare quel giorno: c’erano 4 navi tutte molto lontane dalla zona del naufragio, tra 64 e 300 miglia marine”. A questo si aggiunge un ulteriore dettaglio drammatico emerso dalle indagini, in quanto il radar della Marina Militare posizionato a Sellia Marina, capace di coprire l’area di Steccato di Cutro, risultava in avaria dal maggio del 2022. Fonte: Il Crotonese