venerdì, Febbraio 27, 2026
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Allarme terrorismo. La furbizia del potere e l’ignoranza pavida del popolino

Se si riesce a far passare, nell’opinione pubblica, per violenza terroristica finalizzata alla sovversione dello Stato — tanto da indurre il governo a emanare il settimo decreto sicurezza, gridando al ritorno delle BR e degli anni di piombo — quattro scritte sui muri, qualche vetrina spaccata, alcuni cassonetti incendiati e qualche poliziotto malmenato, allora vuol dire che gli italiani si sono arresi, definitivamente, all’idea che in questo Paese “è tutto un magna magna”. Che cosa c’entra il magna magna con le violenze di piazza?

C’entra nel momento stesso in cui governo e popolino usano questi fatti per nascondere le proprie ipocrisie e sfogare le proprie frustrazioni. Questo governo, che ha vinto grazie a una propaganda ossessiva sulla sicurezza, avendo fallito su tutti i fronti, ha bisogno di un nemico a cui attribuire la colpa dell’insicurezza sociale ed economica che oggi attraversa le città italiane. Se il Paese è insicuro, la colpa non è della corruzione sistemica, né della massomafia presente in ogni pezzo dello Stato, né delle lobby occulte che generano illegalità: la colpa sarebbe di qualche maranza ereditato dalla sinistra e, soprattutto, del nuovo terrorismo, che avrebbe dato il via all’“assalto al cielo”. Un classico del potere, a cui spesso e volentieri si accoda anche il popolino.

Il popolino sa bene che l’allarme terrorismo lanciato è la tendina dietro cui il governo nasconde il proprio servilismo verso il malaffare e la connivenza politico-mafiosa. Ma, non potendo prendersela con mafiosi e politici altamente corrotti e pericolosi — per codardia, assuefazione e anche perché reo di votarli — fa suo, ipocritamente, il bersaglio che il governo gli offre. Accetta senza resistenze questa narrazione, perché è l’unica che non lo costringe a guardare in faccia le proprie responsabilità e che gli consente di costruirsi un alibi per la perdita di dignità, soddisfacendo allo stesso tempo quella pulsione tutta italiana di vedere qualcuno sulla forca. Il nuovo terrorismo, come nemico — visto che i migranti sono ormai passati di moda — gli sta più che bene. Con qualcuno se la deve pur prendere, visto che l’“usucapione dell’illegalità” ha conferito a mafiosi e politici corrotti un’intoccabile impunità. E il “tanto è sempre stato così” — terreno fertile dove cresce il magna magna — diventa una comoda giustificazione.

Che il popolino, per mancanza di dignità, per pavidità e per placare la propria frustrazione, regga il gioco a questo governo è un dato certo. Nonostante sia composto da persone costrette ogni giorno a sopravvivere tra mille ostacoli e a fronteggiare necessità e urgenze spesso impossibili da soddisfare a causa del magna magna. Ma, per quanto cerchi di convincersi che il problema sia il terrorismo, il popolino sa bene che la realtà è ben diversa. Perché non si può credere — se non per stupidità o per complicità — che quattro scalmanati, per giunta anche un po’ scemi, che decidono di presentarsi ai cortei “per fare la rivoluzione”, affrontando schieramenti di celere in assetto antisommossa e mezzi pesanti, armati di fuochi d’artificio, qualche bottiglia di birra lasciata per strada, gli immancabili cassonetti — possano essere considerati il vero problema del Paese. Nella scala delle priorità della lotta al crimine, questi episodi di teppismo urbano si collocano nei bassifondi della classifica.

Si grida al terrorismo, alle Brigate Rosse, ma nei cortei di oggi non ci sono spranghe, né “Stalin”, né molotov, né chiavi inglesi, né bombe a mano, come quelle lanciate dai fascisti durante un corteo a Milano, dove morì l’agente di polizia Antonio Marino, 22 anni. Niente pistole, che negli anni Settanta spuntavano nei cortei come funghi. Niente di tutto questo è apparso nei cortei di oggi: i due scenari sono imparagonabili. Oggi siamo di fronte a qualche vetrina rotta, i soliti cassonetti incendiati e qualche marciapiede divelto. Con l’aggiunta che, negli ospedali, per lesioni e traumi veri — non quelli finti dei poliziotti — ci finiscono sempre i manifestanti. Eppure tutto questo oggi viene raccontato come terrorismo, come sovversione, come il ritorno degli anni di piombo nella consapevolezza che non è così.

Gridare al terrorismo e al ritorno degli anni di piombo, serve solo a mantenere i veri problemi invisibili. Il governo, incapace di affrontare il crimine vero che scorrazza impunito, si sfoga sui centri sociali; il popolino, pavidamente consapevole che non è questo il problema, regge il gioco, applaudendo fantasmi invece di guardare in faccia la realtà. Una situazione perfetta, in cui la furbizia del potere e l’ignoranza pavida dei cittadini si mescolano, creando le condizioni ideali perché il magna magna continui, sempre più libero e potente. Come vedete, il magna magna c’entra sempre.