Trasformare una sconfitta in attacco: questo il programma dell’assemblea convocata a Torino dal centro sociale Askatasuna dopo lo sgombero della sede di corso Regina Margherita avvenuto il 18 dicembre. Assemblea affollatissima soprattutto di giovani, moltissime le ragazze, che hanno riempito la grande aula universitaria del Campus Einaudi e poi anche un’altra aula in collegamento video. Presenti decine di centri sociali, movimenti, gruppi e organizzazioni “antagoniste” da tutta Italia, il Movimento No Tav, l’Unione sindacale di base, l’Arci, il Leoncavallo di Milano, Cambiare rotta, Potere al popolo, il Comitato antifascista universitario, comitati di quartiere di varie città, Napoli, Roma (Spin Time e Quarticciolo), Bologna (Labas). “Askatasuna chiama, governo nemico del popolo, il
popolo resiste”: questo lo slogan che convocava l’assemblea.
Approvato un appello che dà a tutti appuntamento al 31 gennaio, per una manifestazione nazionale a Torino contro il governo Meloni, manifesto disegnato da Zerocalcare con queste parole: “Askatasuna vuol dire libertà. Torino è partigiana. Contro il governo, guerra e attacco agli spazi sociali”.
Mentre il governo confeziona pacchetti di leggi per rendere più difficile manifestare e più impunibili le forze di polizia, gli “antagonisti” annunciano la loro controffensiva. Si propongono di superare le divisioni interne, per “fare fronte unito e varare una piattaforma comune che alimenti un grande movimento nazionale per difendere gli spazi autogestiti”. “Dobbiamo ribaltare un’azione repressiva come lo sgombero di Askatasuna in un movimento di forza”, propone Giorgio Cremaschi, ex sindacalista Fiom, oggi Potere al popolo. “Siamo di fronte a una crisi di sistema in cui il potere reagisce con rabbia, violenza, oppressione. Oggi torna d’attualità l’alternativa: o socialismo o barbarie”.
Molti ripetono di rifiutare la divisione tra “buoni” e “cattivi”: “Noi vogliamo essere cattivi contro questo potere”. Spola dialettica tra situazione internazionale e situazione interna. La corsa mondiale al riarmo e alla guerra, le grandi mobilitazioni contro gli interventi dell’esercito israeliano a Gaza diventano la scintilla da cui far scaturire la protesta “contro la chiusura degli spazi sociali” e contro il nuovo pacchetto sicurezza del governo Meloni:
“Dobbiamo intiepidire questo inverno per arrivare a una primavera davvero calda”. “Non
vogliamo il dialogo per gestire le tensioni sociali, vogliamo creare caos, perché dal caos è possibile ricostruire un nuovo ordine sociale contro il sistema”, dice il rappresentante di Spin Time, il gruppo che organizza l’occupazione di un grande palazzo nel rione Esquilino di Roma. “Fronte unito” contro il governo Meloni, ma non fino a includere “la finta opposizione parlamentare che sostiene il riarmo”. Quello che si sta affermando anche in Italia è un “Diritto penale del nemico”, che aumenta le pene per chi si oppone e chi è straniero, e un “Diritto penale dell’amico ”, che aumenta le impunità per le forze di polizia.
IL RAPPRESENTANTE Usb, l’Unione sindacale di base, annuncia per il 6 febbraio lo sciopero internazionale dei porti. “Dobbiamo bloccare il trasporto di armi”. Nicoletta Dosio, storica attivista del movimento No Tav: “Il vecchio corridoio Lisbona-Kiev, a cui ci opponiamo da
anni in Valsusa, oggi si mostra per quello che è: un corridoio di guerra ”. “Ci organizzeremo per dare una risposta all’attacco del governo contro i giovani e i movimenti sociali, come abbiamo visto con gli arresti a Torino dopo le grandi manifestazioni per la Palestina”, dicono Stefano, Ludovica e Umberto, portavoce di Askatasuna.“Pensiamo che si voglia colpire chi dissente, chi alza la testa”. Nasce un nuovo movimento? “Questo non lo sappiamo, non sappiamo come finirà, sappiamo solo come inizia. Oggi è il momento del confronto e dell’avvio di un percorso, che poi camminerà con le sue gambe”.









