venerdì, Febbraio 27, 2026
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Calabria. Bottero&Russo, la holding del (finto) dolore finanziata dalla cassaforte di Occhiu’

“Calabria significa casa”. Ma per qualcuno anche soldi… 

Ci sono tante storie da raccontare. Soprattutto quando qualcuno ti paga profumatamente.
Soprattutto quando basta mettere insieme un docufilm di terza categoria (con tutto il rispetto per i calciatori dilettanti che giocano in questa categoria), qualche immagine ad effetto, una colonna sonora struggente, e poi “bussare” alla porta giusta, con l’amicizia giusta nei posti di potere, e un bando pubblico disponibile lo trovi sempre pronto.
Pronto e finanziato, ovviamente, per la cultura e per la solidarietà. E per l’accoglienza, oh l’accoglienza, che parolina magica.
E i disperati del mare? Quelli stessi contro i quali la Meloni ha pronto il blocco navale? Chissà se la nostra regione lo sa…

Ma per l’accoglienza c’è sempre pronta l’arte. La cultura. I docufilm. Stavolta la cassaforte di Occhiu’, la Calabria Film Commission, ha finanziato due soggetti reduci da una recentissima cacciata a calci in culo da un noto gruppo editoriale calabrese. Si chiamano Paola Bottero e Alessandro Russo ma di questi tempi somigliano decisamente a Bonnie e Clyde, anche se non usano armi…
Quante parole sprecate. Quante lacrime esibite. Quante vesti stracciate davanti alle telecamere.

Il Mediterraneo è diventato “cimitero Mediterraneo”, formula perfetta, suggestiva, quasi da festival. Decine di migliaia di morti che diventano scenografia e le bare senza nome, sfondo da film dell’orrore. Cadaveri restituiti dalle onde ridotti a inquadrature, addirittura a storytelling. Adesso la premiata ditta Bottero&Russo si è specializzata in questo per continiuare a incassare fondi pubblici alla faccia dei calabresi onesti.

Ma nella tragedia non c’è mai arte, poesia, racconto. C’è solo tragedia. Non c’è nulla di poetico nei bambini che resteranno per sempre nel mare più profondo.
Non c’è nulla di nobile nel trasformare un’immane tragedia in un docufilm felicemente finanziato. Calabria casa, Calabria felice. Slogan vuoti. Cartoline banali. Con la finta speranza per il futuro.

La verità è un’altra. In Calabria non si vive, non si lavora, al massimo si sopravvive. E ci sono quelli che sono così innamorati della Calabria che compaiono solo quando si apre un nuovo bando, quando c’è da intercettare risorse, da impacchettare una tragedia. E, alla fine, quando c’è un bel docufilm da vendere come opera d’arte. Si torna per firmare un progetto. Si riparte quando i fondi arrivano.

Tutto questo mentre il mare si mangia la Calabria e continua a restituire morti. Mentre le famiglie piangono davvero, qualcuno costruisce sceneggiature strappalacrime.
Nel frattempo qualcuno prepara la richiesta di contributo. È questo lo scandalo. Non il racconto del dolore, fingendo di piangere dal dolore.

La tragedia non ha mai un lieto fine. Non è un festival, ma è diventata una rassegna finanziata, un’opportunità, un budget. Il “cimitero del mare” fa audience. Fra quattro amici. Produce fondi. E il dolore diventa leva economica. Altro che amore per la propria terra. Altro che impegno civile. Qui c’è chi usa gli amici al potere. Chi piange in pubblico e firma fatture dietro le quinte. Firmate Bottero&Russo, la holding del finto dolore…

“La Calabria non è un set, i morti non sono materiale narrativo” dice giustamente il Comitato Strage Migranti Cutro. Ed è questa la vera vergogna.
Bottero&Russo, tornate da dove siete venuti, la Calabria è di chi la vive, ci soffre, e combatte i sistemi come i Vostri. Non millantatevi come giornalisti: quelli veri non sono nel Vostro sistema, ma sulle spiagge a raccontare la morte, quella vera. E voi non siete niente, anzi siete nulla mischiato con niente.