di Saverio Di Giorno
Le condizioni climatiche si sono fatte estreme. Certo. Gli eventi estremi pongono sfide nuove certo. Ma che non siano scuse della politica che non ha fatto prevenzione. Gli esperti prevedono questi cambiamenti da anni e c’era tutto il tempo per cambiare rotta, fare adeguamenti strutturali. Analizzando le immagini di questi giorni Delio Di Blasi (CGIL) e l’ingegnere Giulia Fresco mettono da parte i sentimentalismi per fare un’analisi precisa di cosa raccontano le immagini.
In questi anni si è continuato con approvazioni di volumetrie aggiuntive di cemento, incentivi per palazzi e costruzioni, deforestazione e nessuna attenzione al patrimonio naturale. Soprattutto si è continuato con lavori pubblici senza veri controlli e risparmi qua e là. “Una volta si facevano le opere per dimostrare la forza di chi si è, ai posteri; ora si fanno le opere per dimostrare la forza di cosa si gestisce”. Chi ci ha guadagnato? La lobby trasversale del cemento, come la definisce Di Blasi (CGIL) e non abbiamo ormai più bisogno di ulteriori sentenze per accertarlo.
Qui l’intervista completa: https://youtu.be/_U3QjXgnlP4?si=P5OpDjJSm9a4Lm6q
Chi ci spenderà? I cittadini per rimettere in sesto un territorio distrutto, mentre i danni potevano essere contenuti spendendo meno ma meglio negli anni. Ora i danni e le valutazioni di agibilità: occorre che qualcuno le prenda in carico e non possono essere certo i cittadini ricorda l’ing. Fresca.
I casi precedenti e le analisi delle immagini: ma si può lavorare così? Risparmiando e nascondendo
“Ci siamo dimenticati che tutta la piana di Sibari pochi anni fa è già stata oggetto di allagamento? Le persone nell’area archeologica a raccogliere fango” Così l’ing. Giulia Fresca, ex assessore ai lavori pubblici a Cosenza. E poi ancora Delio Di Blasi, sindacalista CGIL: “Noi lo denunciavamo nel 2017, quando è stato approvato il nuovo PSC di Cosenza, del Comune di Cosenza, che autorizzava nuove volumetrie, soprattutto in una zona particolare che era quella attorno al ponte di Calatrava e lì basta vedere che cosa è successo nel corso nel corso di questi di questi ultimi anni”. Ma non solo Sibari e Cosenza, ovunque sono disastri annunciati, strade e scarpate che cedono da anni, segnalate ripetutamente in alcuni casi e sui quali vengono fatti solo rattoppi, interventi d’emergenza.
Gli eventi estremi non hanno fatto altro che accelerare e peggiorare. Hanno messo a nudo e svelato le condizioni. “Dobbiamo davvero ricordare che una città che ha due fiumi deve prevedere regolarmente manutenzione ordinaria? Eppure, le immagini mostrano ammassi di detriti anche importanti.” E ancora: “Ho visto sottofondi stradali che sono pressoché ridicoli. Non sono state fatte opere di drenaggio delle strade e quindi chiaramente viene giù tutto (…) la Calabria è un pugno di argilla (…). Non ci dimentichiamo che tanti anni fa, addirittura il viale Parco fu oggetto di depositi, di rifiuti sotto, perché tanto poi sopra ci si passava con la il bitume si faceva il tappetino e poi con il passaggio già stesso delle auto c’erano i primi cedimenti”. Sibari? Ma non è certo una sorpresa ricorda l’ingegnere così come la mancanza di vasche di laminazione che non sono presenti da nessuna parte, per quanto riguarda la diga di Tarsia (le immagini https://youtu.be/_U3QjXgnlP4?si=P5OpDjJSm9a4Lm6q )
La politica va altrove: i nuovi incentivi e piani di costruzione
I segnali ci sono tutti. I casi anche. I problemi evidenti e segnalati. Eppure, si continua a guardare a piani di sviluppo decrepiti e dannosi. Delio Di Blasi, non ricorda solo il cemento passato di Cosenza, ma anche il nuovo: “sono arrivate nel corso delle ultime settimane le linee guida del nuovo PSC di Rende, dove, pare si debba spostare, lo stadio Lorenzon che per carità va anche bene, però io mi sarei aspettato lì eh come dire un polmone verde, mi sarei aspettato un parco, mi sarei aspettato che il tanto cemento che è stato vomitato nel corso degli ultimi decenni venisse in qualche modo contenuto da interventi da interventi riparatori, invece lì è previsto sono previsti incentivi per nuovi BNB, per nuove strutture sanitarie”. Stesso discorso per i luxury hotel previsti a Cosenza, di cui Iacchitè ha scritto con nomi e cognomi. Ma intanto le associazioni di costruttori fanno tavoli e riunioni con la regione per prevedere nuove colate.
Poi snocciola i dati: “Noi abbiamo quasi 30.000 acri di terreno di suolo consumato nel corso del 2024 nella provincia di Cosenza. Abbiamo quasi 400 m² ad abitante di suolo consumato: dati molto più bassi in città in cui questo è un fenomeno significativo. Penso a Milano, penso a Bologna, penso a Bari”. Chi ci ha guadagnato in tutti questi anni talvolta lo hanno raccontato le inchieste o le ispezioni. I giri di mazzette dietro gli appalti, dietro i PSC. Ma forse ormai, come dice Di Blasi, non c’è più bisogno di sentenze per accertare responsabilità. E la domanda che pone l’ing. Fresca: quante imprese hanno debiti ambientali, forse trova facile risposta perché il giro di imprese che la fa da padrona non è poi così ampia.









