venerdì, Febbraio 27, 2026
Home POLITICA Calabria. Il 118 verso Azienda Zero: la coda di paglia dei sindacati...

Calabria. Il 118 verso Azienda Zero: la coda di paglia dei sindacati di regime

I sindacati rispondono all’articolo di Iacchite’ sulle tragicomiche vicende del 118 che dovrebbe passare… ad Azienda Zero (mai nome fu più… azzeccato), tentando di dare risposte agli operatori. Ma – come vedremo – sono solo chiacchiere e anche raccontate male.. Di seguito, il testo del comunicato dei sindacati di regime.

“Cari colleghi, intendiamo fornire un aggiornamento ufficiale e condiviso in merito al percorso di passaggio ad Azienda Zero, alla luce degli ultimi incontri e degli interventi emersi, al fine di contrastare informazioni non corrette e ridurre il clima di comprensibile preoccupazione che si è generato.
Stato dell’arte
Il passaggio ad Azienda Zero non è definito né deciso.
Qualsiasi ipotesi attualmente circolante rappresenta solo una proposta e non una decisione finale. Il tema sarà approfondito nel prossimo incontro, con una analisi giuridica dettagliata del passaggio dell’intera funzione.
La tempistica indicata in precedenza è solo una proposta di calendario, non vincolante.
Postazioni – Mezzi – Organizzazione
Le questioni relative a DCA 52, postazioni e mezzi rientrano nel confronto sindacale in corso e saranno oggetto di analisi puntuale e progressiva.
Aspetti giuridici ed economici
È stata ribadita la necessità della costituzione dei fondi previsti dagli articoli 102 e 103.
Rimane centrale la tutela delle condizioni economiche e giuridiche del personale. Nessuna decisione sarà assunta senza un confronto preventivo con i lavoratori.
Gli interventi di tutte le sigle sindacali firmatarie di contratto sono stati unanimi e hanno rappresentato con chiarezza che:
Il personale non è preoccupato, ma vive questo passaggio come un vero e proprio incubo, per l’incertezza che lo accompagna.
Le domande principali restano: manterrò le mie condizioni economiche e giuridiche? quale sarà il mio futuro professionale?
Sull’intervento di Miserendino è stato chiarito che:
Il sindacato non si impone, ma dialoga per individuare la soluzione migliore a tutela dei lavoratori. Deve essere garantita la possibilità che il lavoratore non sia obbligato al passaggio ad Azienda Zero. Le preoccupazioni dei dipendenti sono legittime e meritano risposte serie.
L’Azienda formulerà una proposta che sarà inviata in anteprima alle sigle sindacali, dando avvio all’interlocuzione. Ogni punto sarà affrontato passo dopo passo, condividendolo con i lavoratori. Nessuna carriera deve essere penalizzata o compromessa da questo percorso.

Sull’intervento Di Furia è stato evidenziato che:
L’Azienda è stata criticata per aver agito inizialmente senza un adeguato coinvolgimento sindacale, generando allarmismo. Le organizzazioni sindacali seguiranno il percorso millimetro dopo millimetro, con il confronto diretto con tutto il personale. Le notizie allarmistiche circolate non sono veritiere.
Chiarimenti fondamentali
Il personale inabile sarà ricollocato nell’azienda di appartenenza.
È smentito il passaggio indiscriminato di tutto il personale.
Nessuna decisione è definitiva. Tutte le proposte saranno condivise punto per punto con i lavoratori e solo successivamente si deciderà insieme.

Prossimi passi

Il prossimo incontro sarà dedicato esclusivamente al passaggio giuridico dell’intera funzione, con l’obiettivo di fornire risposte chiare, documentate e condivise.
Le sigle sindacali firmatarie ribadiscono il loro impegno a tutelare ogni singolo lavoratore, garantendo trasparenza, partecipazione e confronto continuo.
Uniti e informati, nessuno farà passi indietro.
Un cordiale saluto
Le Organizzazioni Sindacali firmatarie di contratto

Bene. Ora smontiamo il comunicato voce per voce, con calma chirurgica. Perché qui non siamo davanti a rassicurazioni, ma a un manuale base di scaricabarile, ambiguità e paraculate istituzionali.
1. “Forniamo un aggiornamento ufficiale per contrastare informazioni non corrette”. Traduzione: “Ci avete sputtanato prima che potessimo gestire la narrazione”. 
Non citano una sola informazione falsa. Non correggono un solo fatto concreto emerso negli articoli di Iacchité. Usano la classica formula da sindacato in difficoltà: “non corrette”, senza spiegare cosa, dove, quando.
Quando uno ha ragione, entra nel merito. Quando uno ha torto, parla di “clima”, “preoccupazione” e “informazioni”.

2. “Il passaggio ad Azienda Zero non è definito né deciso”
Qui la malafede è palese. Il percorso è avviato, gli atti esistono, i tavoli si tengono, i numeri circolano, le tempistiche vengono annunciate. Dire che “non è deciso” è una mezza verità, usata per calmare gli animi mentre si continua a lavorare nella stessa direzione.
È come dire: “La casa non è crollata” mentre stanno già togliendo i pilastri.

3. “Qualsiasi ipotesi è solo una proposta”
Classico trucco semantico. Peccato che:
le “proposte” arrivino sempre dall’alto –  le “proposte” diventino decisioni senza ritorno – i lavoratori vengano informati dopo, mai prima…
Se fosse davvero solo una proposta, perché tutta questa ansia di smentire? Perché questo comunicato-fiume? Perché quando una cosa non esiste, non serve difenderla.

4. “La tempistica è solo una proposta di calendario”
Certo. Come i piani di rientro. Come le riforme sanitarie. Come le promesse di stabilizzazione. In Calabria il calendario è sempre “provvisorio” finché un giorno diventa ieri.

5. Postazioni – mezzi – DCA 52
Qui il vuoto cosmico. Dicono: “Saranno oggetto di analisi puntuale e progressiva”. Che significa nulla. Nessuna garanzia. Nessun paletto. Nessuna riga su cosa non si può toccare.
È il linguaggio perfetto per non promettere niente continuando a trattare tutto.

6. Fondi (artt. 102 e 103): lo scoprono ora
Fantastico. Azienda Zero non ha i fondi. Non ha contrattazione integrativa. Non ha rappresentanza interna. Questo lo sappiamo da mesi. Loro lo “ribadiscono” oggi, dopo che la questione è esplosa pubblicamente. Se fosse stato davvero un punto “centrale”,
perché non avete bloccato tutto prima?

7. “Nessuna decisione senza confronto con i lavoratori”
Falso per omissione. Il confronto: non è stato preventivo, non è stato trasparente, non è stato universale. È avvenuto tra pochi, a porte chiuse, con sigle selezionate. E questo non lo dice Iacchité. Lo dicono i fatti.

8. “Il personale non è preoccupato, vive un incubo”
Questa frase è un capolavoro involontario. Non è preoccupato… vive un incubo. Cioè:
panico, incertezza, paura per il futuro. Ma va tutto bene, tranquilli. È solo un incubo. Dormite.

9. Le domande dei lavoratori restano senza risposta
Lo ammettono loro. “Manterrò le condizioni economiche?” “Quale sarà il mio futuro?”
Il comunicato non risponde. Le ripete. Le elenca. Le rimanda al prossimo incontro. Cioè: aria fritta istituzionale.

10. Intervento Miserendino: il capolavoro
Qui siamo alla presa in giro. “Il sindacato non si impone” Vero. Si adegua. “Il lavoratore non deve essere obbligato” Benissimo.  Dove sta scritto? In quale atto? In quale delibera?
Se non è nero su bianco, è propaganda. “L’azienda invierà la proposta in anteprima alle sigle” Ecco il punto. Alle sigle. Non ai lavoratori. Sempre lo stesso schema. Sempre lo stesso filtro. Sempre la stessa intermediazione interessata.

11. Intervento Di Furia: il cerchio si chiude
Qui arriva l’ammissione più grave: “L’azienda ha agito inizialmente senza adeguato coinvolgimento sindacale” Quindi: Iacchité aveva ragione, il caos non è stato inventato
l’allarmismo non nasce dal nulla
Poi la toppa: “Seguiremo il percorso millimetro dopo millimetro”. Dopo. Non prima.
Sempre dopo.

12. “Le notizie allarmistiche non sono veritiere”
Ancora una volta: zero esempi, zero smentite puntuali. È il classico: “Non è vero”
senza dire cosa.

13. Chiarimenti finali: tutto smentito, nulla garantito
“Nessun passaggio indiscriminato” “Nessuna decisione definitiva” “Si deciderà insieme”
Tutto bellissimo. Peccato che nessuno si fidi più. Perché chi doveva parlare prima, ha taciuto. Chi è dentro il sistema, ha fatto finta di niente. Chi prometteva presenza, ha scelto il silenzio.

CONCLUSIONE SECCA
Questo comunicato non nasce per tutelare i lavoratori. Nasce per: arginare il danno mediatico, recuperare credibilità persa, rientrare nel gioco. È un testo scritto con la paura, non con il coraggio. È difesa d’ufficio, non rappresentanza. I lavoratori non hanno bisogno di: comunicati rassicurazioni vaghe prossimi incontri Hanno bisogno di atti, scelte chiare, libertà vera. E soprattutto di una cosa che qui manca del tutto: fiducia.