Avrebbe consultato il sistema informativo delle forze dell’ordine non per motivi di servizio, ma per reperire dati su familiari e conoscenti, ottenendo in cambio favori personali, tra cui l’assunzione di un proprio parente. Sono le accuse mosse contro un ispettore di polizia, Simone Cortese, 39 anni, residente a Montepaone, in servizio presso la Squadra Volanti della questura di Catanzaro, nei cui confronti i carabinieri del Ros hanno eseguito una misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal gip su richiesta della Procura di Catanzaro. I fatti contestati risalirebbero al 2021 e riguardano presunti accessi abusivi al sistema informatico e ipotesi di corruzione.
L’indagine è scaturita dagli sviluppi investigativi legati all’arresto, nel 2024, dell’imprenditore Paolo Paoletti, titolare di una catena di supermercati nel Catanzarese e già condannato in primo grado nel processo Ergon. L’analisi del telefono cellulare dell’imprenditore avrebbe portato alla luce numerosi scambi di messaggi ritenuti significativi dagli inquirenti, dai quali emergerebbe un rapporto di lunga data tra i due. Secondo l’accusa, l’ispettore Simone Cortese avrebbe effettuato più accessi allo Sdi per verificare targhe di veicoli nell’interesse dell’imprenditore, ricevendo in cambio utilità personali. Gli investigatori avrebbero ricostruito almeno cinque consultazioni del sistema considerate estranee alle finalità di servizio e riconducibili a interessi privati. Nelle scorse ore si è svolto l’interrogatorio di garanzia dell’indagato, che — assistito dai propri legali — ha fornito la sua versione dei fatti davanti al giudice che ha emesso il provvedimento cautelare.









