venerdì, Febbraio 27, 2026
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Catanzaro, fallita la manovra anti Fiorita: il lungo elenco degli sconfitti

Catanzaro, il fallimento della manovra: cronaca di una crisi annunciata

Il notaio Mario Sculco ha ufficialmente chiuso la raccolta delle firme dei consiglieri comunali dimissionari. Il gong è suonato, ma l’effetto non è stato quello sperato dai promotori dell’iniziativa. Si conclude così una delle vicende più controverse e opache della recente storia politica di Catanzaro, una vera e propria tragicommedia istituzionale che lascia dietro di sé solo macerie politiche.
A questo punto, se davvero esistessero onore e dignità nella politica locale, sarebbero inevitabili dimissioni autentiche e irrevocabili da parte di chi ha promosso e sostenuto questa operazione. Donato, Costanzo, Lobello e Veraldi dovrebbero assumersi fino in fondo la responsabilità di un fallimento evidente. Persino un trapezista come Renzi si è dimesso dopo la cocente batosta al referendum.
Così come dovrebbe fare il regista dell’intera manovra, Sergio Abramo, che per coerenza e pudore  dovrebbe lasciare il suo incarico in Cittadella regionale (ARSAI), soprattutto alla luce del ruolo politico che continua a rivendicare come presunto “anti-Occhiuto”.  Abramo, il grande deluso, nel frattempo si è  reso conto di essere stato utilizzato come specchietto per le allodole dal suo stesso partito che in realtà punterebbe su un altro nome gradito anche a Wanda Ferro: Aldo Ferrara, attuale presidente di Unindustria Calabria.

I promotori dell’operazione

La cosiddetta prova di forza nasce da un’idea condivisa tra Abramo e Valerio Donato. Il notaio individuato per la raccolta delle firme è Mario Sculco, fratello dell’ex assessore Alessio Sculco, già componente della giunta Abramo in quota Forza Italia. Una scelta che, da sola, racconta molto del clima e delle relazioni che hanno caratterizzato l’operazione.
L’atto sottoposto ai consiglieri comunali è stato redatto dallo stesso Donato, sconfitto alle ultime elezioni, con il supporto del socialista Roberto Guerriero, indicato come possibile candidato sindaco in quota Fratelli d’Italia o, in alternativa, come “vice” di un eventuale ritorno di Abramo.
Donato incarna una contraddizione politica ormai evidente: pronto a guidare una coalizione di centrodestra dopo anni di contrapposizione ideologica, salvo poi rinnegare tutto e tutti a pochi giorni dalla sconfitta elettorale. Insomma il tipico comunista col Rolex.

Pressioni, ripensamenti e caos

Nel frattempo, il notaio Sculco è stato travolto da telefonate, ripensamenti, paure e tentennamenti dei consiglieri coinvolti. Una sequenza di incertezze che ha trasformato la raccolta firme in un percorso ad ostacoli, segnato da confusione e improvvisazione.
“Mario ma non è che ha firmato qualcuno?!” – “Mario ma non è che ce ne andiamo a casa?!” – “Mario vedi che io ci ho ripensato…” – “Mario ma se firmo una sola volta che succede?!”
Resta ora una questione tutt’altro che secondaria: chi pagherà l’onorario notarile? Secondo quanto emerge, il costo dell’operazione sarebbe riconducibile direttamente a Sergio Abramo, determinato a rientrare in gioco per tornare a gestire il potere amministrativo e gestionale cittadino. Costi quel che costi.

I protagonisti e le contraddizioni

Tra i consiglieri più esposti figurano Stefano Veraldi, Sergio Costanzo e Alessandra Lobello. Veraldi, colto di sorpresa al raggiungimento della quattordicesima firma, ha avuto un crollo evidente alla quindicesima “minacciata”, finendo addirittura in Pronto Soccorso: c’erano Emanuela Costanzo ed i medici cubani ad attenderlo. Fortunatamente la quindicesima firma, annunciata da Celia, non arrivava altrimenti la sincope sarebbe risultata irreversibile.
Lobello, Costanzo e Polimeni, invece, si sono distinti per una serie di comunicati stampa al vetriolo, tra minacce politiche, ricatti e attacchi personali, culminati nell’annuncio — mai concretizzato — dell’espulsione di una consigliera comunale colpevole di non allinearsi. La celebre Costanzo del “TANTO NON CONTATE UN CAZZO…”.
Il dato politico è evidente: gli stessi protagonisti che per anni hanno criticato aspramente l’amministrazione Abramo oggi ne invocano il ritorno (almeno apparentemente). Chi definiva Abramo il simbolo del fallimento amministrativo ora lo propone come soluzione. Tutto e il contrario di tutto.

Uno scenario senza progetto

Ma cosa sarebbe realmente accaduto se si fosse arrivati alle famose 17 firme? Il sindaco Nicola Fiorita sarebbe stato sfiduciato, defenestrato per lasciare spazio a un’operazione priva di un programma, di una coalizione coesa e strutturata e di un candidato realmente condiviso. Un ritorno al passato che, nei fatti, nessuno sembra volere davvero.
Non a caso, avevano ragione quanti, anche all’interno della cosiddetta “zona grigia”, sostenevano che prima servissero idee, alleanze e una visione politica, non manovre di palazzo (per meglio dire di putica…). Filippo Mancuso e Wanda Ferro su tutti erano stati chiari, diciamo lapidari sconfessando sin dall’inizio un’iniziativa da dilettanti allo sbaraglio, una fuga in avanti di Occhiutana memoria. Ma Abramo non è Occhiuto.

I veri sconfitti

Un’accozzaglia di tutto ed il contrario di tutto. Perché fino a qualche tempo fa Sergio Costanzo criticava aspramente Abramo salvo poi condurre una crociata a suo favore. Perché lo stesso Veraldi ha da sempre rappresentato l’amministrazione Abramo come la peggiore della storia salvo poi invocarla. Per non Parlare di Donato, per il quale Abramo ha da sempre incarnato il demonio. Eppure, si sa, la sete di potere batte sempre la coerenza in politica.
Il segretario provinciale Polimeni verrà ricordato negli annali come colui che aveva annunciato le proprie dimissioni, durante il ballottaggio, qualora avesse vinto Fiorita. Ma non è mai stato conseguenziale ed oggi si permette il lusso di ergersi quale arbitro morale di una partita persa in partenza. Che tristezza…
Forza Italia (a braccetto con Azione) appare oggi un partito in evidente difficoltà, incapace di tracciare una linea chiara e coerente, mentre i cittadini catanzaresi restano i veri sconfitti di questa vicenda: costretti ad assistere a uno spettacolo politico inconcludente, indecoroso e a foraggiare una classe dirigente che non li rappresenta.
Paradossalmente, da questo fallimento esce rafforzato proprio Nicola Fiorita, che grazie agli errori dei suoi avversari, può ora affrontare con maggiore serenità il prossimo passaggio decisivo: la votazione del bilancio comunale. Una lezione politica netta, che difficilmente potrà essere ignorata dagli elettori.