La piovra
A Cosenza si lavora alacremente per far nascere un grande polo di sanità privata riconducibile a iGreco rafforzando gli interessi privati che ormai la fanno da padrone. Dobbiamo confrontarci,dunque,con una invasione del privato e un’entrata del privato dentro quello che noi continuiamo a chiamare il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso i meccanismi di accreditamento, di convenzione, eccetera, che sta cambiando completamente la figura stessa del Servizio Sanitario Nazionale. E che cambia
completamente la percezione da parte delle persone che quando vanno col Servizio Sanitario Nazionale non sanno più se stanno andando in una struttura pubblica o una struttura privata che è convenzionata. E quindi quando parliamo di difendere il Servizio, questo livello di ambiguità rimane e non è così semplice da chiarire.
La famiglia Greco, da anni protagonista della sanità privata calabrese, ha ottenuto il via libera per accorpare le cliniche Madonnina e Sacro Cuore in un’unica maxi-struttura in viale Crati, a Vaglio Lise. Un’operazione che ha il sapore di un vero e proprio scambio di interessi: Cosenza diventerebbe l’hub della sanità privata, ampiamente sovvenzionata con fondi pubblici. Il Comune di Cosenza, anziché difendere l’Ospedale dell’Annunziata e il progetto di un nuovo presidio pubblico in città, ha scelto di non alzare un dito, consegnando di fatto il territorio agli interessi privati. Del resto il trend nazionale (e le politiche governative con il definanziamento progressivo imposto al SSN) va esattamente in questa direzione.
In tale quadro si inserisce il ruolo di Filomena Greco, consigliera regionale ed esponente della stessa famiglia, che pubblicamente invoca una programmazione sanitaria regionale a tutela dei cittadini, mentre nei fatti contribuisce a rafforzare un sistema che produrrà enormi profitti sulla pelle di chi, privato di una sanità pubblica gratuita e di qualità, sarà costretto a rivolgersi alle sue cliniche convenzionate, aumentando a dismisura i costi per famiglia dell’assistenza sanitaria. A rendere il conflitto di interessi ancora più lampante è la sua recente nomina alla Commissione Sanità del Consiglio regionale senza nessun VOTO CONTRARIO: segnale chiarissimo della direzione in cui sta andando la nostra Regione amministrata dal centrodestra di Roberto Occhiuto (vicepresidente nazionale di Forza Italia).
Ma c’è di più. Nelle strutture private riconducibili alla famiglia Greco, mentre si accumulano i profitti, si continua a tagliare personale, condannando lavoratori e lavoratrici a condizioni di lavoro sempre più insostenibili. I maxi-licenziamenti di qualche anno fa alla Misasi e alla San Bartolo ne sono un esempio evidente.
Una gestione che non punisce solo chi lavora, ma che ha ricadute dirette sulla sicurezza stessa dei pazienti. Il rapimento della neonata avvenuto lo scorso anno al Sacro Cuore non può essere archiviato come un caso isolato: sappiamo tutti che è il risultato della cronica carenza di personale e della superficialità con cui viene gestita la Sanità all’interno di queste strutture convenzionate.
Il processo in atto, dunque, porterà Cosenza a diventare centro nevralgico della sanità privata. Chi al contrario dovrebbe difendere il diritto alla salute, stringe accordi con i privati e poi si limita a frasi di circostanza quando le persone muoiono in attesa di un’ambulanza o rinunciano addirittura a curarsi (la percentuale di tali casi è in costante aumento su tutto il territorio nazionale).
Ma d’altronde questa è la regione dove mentre Guglielmo Gualtieri, 40 anni, moriva sotto i ferri alla Madonnina per cause ancora non chiarite, la stessa Filomena Greco cavalcava la campagna elettorale denunciando proprio la malasanità. Slogan elettorali che le permettono di estrarre profitto ogni giorno dalle sue cliniche convenzionate e di lucrare sulla pelle delle persone e su un diritto, quello alla salute, sancito costituzionalmente. Ma in tempo di attacco sistematico ai diritti (l’Autonomia Differenziata o i vari “Pacchetti Sicurezza”), il solco è tracciato e le politiche chiare ed evidenti. Smantellamento di tutele, diritti e Welfare a favore di interessi privati, lobby, multinazionali e Fondi di Investimento, nonché protezione della casta.
Ed è per questo motivo che dalla Calabria si scappa. E’ per questo motivo che sempre più giovani, ma anche non più tanto giovani, decidono di abbandonare la propria terra alla ricerca di un futuro. Si, perché in Calabria, oggi, diventa sempre più difficile immaginare un futuro. Ed è proprio a questo a cui non dobbiamo abituarci.
La sanità pubblica va difesa, potenziata, finanziata, restituita ai cittadini e alle cittadine. Il diritto alla Salute non può continuare ad essere eroso da politiche che favoriscono il privato, definanziando il SSN e garantendo lauti profitti alla sanità convenzionata a tutto detrimento della spesa familiare in cure mediche. Tanto che, in Italia, una quota sempre maggiore di persone (le cifre sono impressionanti, circa 5,8 milioni di italiani nel 2024) rinunciano alle cure perché non possono permettersele. Una dinamica che annichilisce lo stesso dettato costituzionale che recita testualmente: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
Le lunghissime liste di attesa nella Sanità pubblica, fanno tutto tranne che garantire cure gratuite agli indigenti. I lauti profitti dei privati a detrimento degli investimenti nella Sanità pubblica, sono tutto tranne che garantire un fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.
Ed il problema, in Calabria, non è solo il centrodestra di Occhiuto e company. Dove sono i consiglieri regionali di centrosinistra (eletti nella stessa coalizione di Filomena Greco)? Cosa fa il centrosinistra calabrese per la Sanità pubblica? Sono anni che, non solo in Calabria, ma a livello nazionale, si riempie la bocca di parole come “diritto alla salute”, “Sanità pubblica”, “Servizio Sanitario Nazionale”, per poi, nei fatti, avallare, appoggiare e portare avanti politiche che vanno nella direzione diametralmente opposta. Abbiamo vissuto trent’anni di tagli alla Sanità, operati il più delle volte proprio da governi (nazionali e regionali) di centrosinistra. Quindi di quale Sanità pubblica cianciano? Di quale diritto alla salute parlano?
La verità è che le nostre istituzioni dovrebbero finanziare esclusivamente la sanità pubblica con la prospettiva della riconversione delle strutture private in strutture pubbliche; ciò che diviene un’esigenza sempre più impellente in una situazione in cui la privatizzazione ha comportato, nei fatti, lo smantellamento del servizio sanitario pubblico e la chiusura di tanti presidi territoriali (distruzione della sanità di base) che sono fondamentali per le popolazioni che vivono nelle realtà periferiche, sempre di più soggette a degrado e spopolamento.
In Calabria circa il 70% del bilancio Regionale viene destinato alla sanità, ma mentre nel resto d’Italia alle strutture convenzionate va circa il 20% dei fondi pubblici, nella nostra Regione oltre metà del fondo sanitario è destinato alle strutture sanitarie private che incrementano costantemente i profitti, tanto più in una situazione che vede un numero sempre più limitato di gruppi societari che gestiscono un numero sempre maggiore di strutture.
Riteniamo che il rapporto (malato) tra pubblico e privato vada affrontato in maniera radicale, con politiche incisive e che rimettano al centro del discorso i finanziamenti alla Sanità pubblica, eliminando progressivamente i danni causati dai tagli operati in maniera indiscriminata sul Sistema Sanitario Nazionale, potenziando al contempo la medicina territoriale e quella di base, ormai devastate da decenni di spoliazione sistematica.
Non può sfuggire, ad esempio, che in Calabria le aree interne, periferiche e marginali, costituiscono il 79% della superficie regionale, interessando il 78% dei comuni ed oltre metà della popolazione residente. Si tratta di comuni spesso distanti dai centri più grandi che devono affrontare importanti problemi logistici e di spostamenti e, più di altri, sono stati progressivamente svuotati dei servizi sanitari pubblici, con lo smantellamento ed il depotenziamento dei poliambulatori e consultori, per non parlare della carenza di medici di base che spesso operano “a singhiozzo,” dovendosi spostare tra comuni diversi.
Una situazione, dunque, quella della Sanità Calabrese che è tutt’altro che rosea e che le politiche regionali fanno tutto tranne che risolvere. I problemi reali che le famiglie affrontano quotidianamente, includono infatti sempre più spesso e sempre più drammaticamente la qualità delle strutture sanitarie, l’affollamento dei pronto soccorso, la carenza di strutture, posti letto, medici e infermieri, liste d’attesa infinite, mala sanità. Una situazione, per certi versi, penosa e preoccupante, soprattutto in prospettiva. Si perché, permettere la speculazione privata nella sanità, è l’ultima delle cose da fare in un paese come il nostro in cui la possibilità di accedere a cure a pagamento diventa ogni giorno più difficile per larghe fasce di popolazione (nel 2024 la povertà assoluta coinvolge il 9,8% della popolazione) e questo soprattutto in una regione come la Calabria che è una tra quelle più in difficoltà.
Urgerebbe al contrario una visione complessiva che metta in discussione l’attuale sistema sanitario affidato prevalentemente alle politiche regionali. Il sistema, infatti, ha ampiamente dimostrato negli anni una profonda sperequazione nella qualità della prestazione sanitaria da regione a regione, con le regioni del Sud che hanno sofferto maggiormente e che garantiscono ai propri cittadini servizi sanitari sempre più scadenti, con pesantissime ricadute soprattutto sulla qualità della vita delle fasce subalterne.
Nel 2025, la migrazione sanitaria ha saccheggiato la Calabria per 22 milioni rispetto all’anno precedente. Un’emorragia inarrestabile, mentre la propaganda di regime sorride e tace su questo disastro programmato.
E mentre i calabresi sono costretti a mendicare cure altrove, le casse pubbliche vengono cannibalizzate per rimpinguare i bilanci della sanità privata e del Nord. No, non è sanità, è un mercato sulla pelle degli ultimi. Le persone, con il loro carico di speranza e dolore, sono diventate merce di scambio, sacrificate sull’altare del profitto e condannate a spegnersi in solitudine, esiliate dalla propria terra e strappate all’abbraccio dei propri affetti.
È la realtà brutale di una regione dove il diritto alla salute è un lusso e il benessere di pochi eletti calpesta sistematicamente il dolore dei molti. Ci stanno togliendo tutto: il futuro, la dignità e persino il diritto di morire a casa nostra.
Francesco Salistrari









