venerdì, Febbraio 27, 2026
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Cosenza, le sue alluvioni e i suoi politici: Re Alarico sa sintia…

Re Alarico sa sintia

E L’ambiente Nente

Anni Settanta e Ottanta, al governo della città di Cosenza i partiti della Dc e del Psi puntano sull’edilizia urbana: nascono i palazzoni di via Popilia, le nostre Vele, isolando ai confini della città i ceti meno abbienti, si mette in moto il fenomeno dello spopolamento del centro storico. Condannando alcune parti della popolazione ad abitare in costruzioni a basso costo generando solo emarginazione sociale

E L’ambiente Nente

Nuovo periodo politico per la città, si assiste all’ascesa delle sinistre, in comune giunta di sinistra ed ultimo colpo allo sviluppo industriale, aumentano gli spazzi verdi e si rianimano le attività culturali, si valorizza il teatro Rendano che diventa teatro di tradizione… ma quale tradizione… non sono mai state rappresentate poesie e opere di scrittori cosentini come Donnu Pantu, Michele de Marco ed altri

E L’ambiente Nente

Anni Ottanta. spopolamento della città, seconda grande migrazione dei cosentini dopo la prima degli anni Sessanta che spostò dai paesi vicini molti abitanti verso la nuova città di Cosenza, con il sogno di vivere in un appartamento. Nascono il quartiere dell’autostazione, oggi luogo di degrado, il nuovo Tribunale, arrassusia… e corso Mazzini oggi tavula parata… In quei mitici anni i cosentini si spostano verso nuove zone residenziali a Rende, Castrolibero, Montalto e Mendicino. Speculazione edilizia al massimo e Cosenza Vecchia completamente abbandonata e su e giù da Rende a Piazza Kennedy su moto e motorini…

E L’ambiente Nente

Sono gli anni dove l’elite dei gruppi familiari che detenevano e detengono quote di potere economico e politico hanno esercitato il controllo e la gestione dei suoli urbani di loro proprietà tutti rigorosamente in costruzione, che hanno creato ricchezze e controllato i gruppi imprenditoriali ed intellettuali, con la loro capacità di moderare tra vecchio e nuovo, il ricordo delle gesta degli antenati illustri di fine Ottocento ed inizio Novecento, politici, intellettuali e massoni e il sogno di una nuova città che avanzava. Insomma… il sacco di Cosenza di Ciancimina… memoria

 E L’ambiente Nente

Arrivano gli anni Novanta, questa volta la memoria è manciniana, in linea di continuità con gli anni precedenti, ricordo e nostalgia del vecchio potere avuto negli anni Venti: una matassa di matrimoni e parentele inestricabili. Il rilancio del centro storico solo come luogo economico, pub e locali che hanno animato la movida di quegli anni e purtroppo amu vistu cum’è finita… e poi i sindaci che si sono alternati negli anni successivi, tutti accettati dall’elite cittadina

E L’ambiente Nente

Oggi è un mondo nuovo: cambiamenti climatici, desertificazione, immigrazione da paesi in guerra o in piena  siccità, avete occhi per guardare e allora guardate, avete menti per capire, e allora capite. D’altronde “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. E L’ambiente Nente perché nun porta sordi… ma forse non è così, allora apriamo le dighe e scarichiamo tutto a valle in pieno stile meneghino…

E poi che differenza c’è tra l’alluvione che ha colpito in questi giorni la nostra amata Cosenza e quella che si abbatté nel 1959? Nessuna: l’acqua e sempre acqua, passa da secoli sotto ponti e viadotti, al suo passaggio genera vita o può generare danni e morte. Ciò che è cambiato dalle due alluvioni sono i cosentini, le persone, i loro sentimenti, è cambiato il loro modo di vivere, fluido come l’acqua del Crati. È cambiato il senso di Stato ed è sparito quel sentimento di appartenenza, cedendo il posto ad indifferenza e nichilismo. Si lu Sinnacu che è ponente, va diciennu pe la via ca conza argini e valluni aspettannu i gran sorduni un c’è stare a speranzia, chiacchiaria… 

Catalano Stanislao Fortunato