venerdì, Febbraio 27, 2026
Home AREA URBANA Cosenza Cosenza. Quando conviene imitare De Cicco

Cosenza. Quando conviene imitare De Cicco

Se si è addirruttu a dover fare la brutta copia di De Cicco, vuol dire che Franz ha ben capito una cosa: i cosentini, stanchi di questa amministrazione inconcludente, non intendono più votarlo. E per provare a cambiare questo destino amaro e ormai scontato ha pensato bene — vista l’affermazione di De Cicco alle regionali — di imitarlo nella comunicazione politica, posando davanti a lavori di ordinaria manutenzione cittadina, nella speranza di recuperare così credibilità e voti perduti.

Una mossa disperata. Come se bastasse imitare De Cicco mentrestippa tombini e conza fosse” — operazioni che hanno un certo appeal sugli elettori, in alcuni casi persino superiore all’efficienza di un ospedale — per far dimenticare ai cosentini quattro anni di vuoto amministrativo cosmico e di sottomissione totale a Nicola Adamo e ai suoi compari, che hanno definitivamente affossato Cosenza. Tutta l’attività amministrativa di Franz pennacchio è stata infatti incentrata sulla soddisfazione degli interessi della solita cricca massomafiosa trasversale — di cui Nicola Adamo è uno dei padri fondatori, insieme agli Occhiuto e ai Gentile — che controlla l’unica vera fonte di economia cittadina: il denaro pubblico. Chiunque voglia sedersi sulla poltrona da sindaco non può prescindere da questo accordo. Prima vengono i loro interessi; quel che resta, quando resta qualcosa, ai cittadini. E Franz quella poltrona l’ha accettata sapendo perfettamente tutto questo.

In questi quattro anni, per amore del pennacchio, Franz non ha fatto altro che eseguire gli ordini di Nicola Adamo. Quando però i pennacchi che Nicola gli aveva promesso — Provincia e Regione — non sono arrivati, Franz ha deciso di non obbedire più. E siccome, lo ripetiamo, ai pennacchi ci tiene eccome, ha scelto comunque di ricandidarsi a sindaco alle prossime comunali della primavera 2027. Ma senza l’appoggio di Nicola — e, di conseguenza, quello degli Occhiuto — Franz non ha alcuna chance di essere rieletto. Ed è per questo che, dopo aver costretto De Cicco, chiedendogli di restituirgli il favore di averlo protetto dopo il suo arresto, a sostenere la sua ricandidatura, ha pensato bene di imitarlo. Con la speranza che i cosentini possano associarlo all’“uomo del fare” che, nell’immaginario collettivo, è diventato ormai De Cicco, vedendolo “stippare tombini e cunzà fosse”.

Un tentativo, puerile, di trasferire consenso per imitazione, puntando sull’equivoco visivo, come se in questi quattro anni fosse stato anche lui per strada, ogni giorno, ad aggiustare panchine, tubi dell’acqua e bagni delle scuole, a pulire quartieri e giardini, insieme a De Cicco. Spera che la gente lo associ a quel lavoro duro e quotidiano. Ma la realtà è un’altra: non avendo nulla da mostrare, dopo quattro anni di degrado economico, culturale e sociale sotto gli occhi di tutti, l’unica cosa che può fare è sfruttare l’unica attività visibile che questa amministrazione ha prodotto — per opera di De Cicco — e che i cittadini hanno finito per premiare: la manutenzione cittadina. Un trucchetto mediocre, senza alcuna speranza di riuscire. È la sua disperazione politica a muoverlo.

E se Franz è arrivato a questo livello di bassezza retorica e di miseria politica, la responsabilità è solo di De Cicco, che non ha voluto staccare la spina subito. Ha scelto di assecondare, di rinviare, di gestire. Ma non ha funzionato. E ora, che si profilano presenze pesanti alle comunali di primavera 2027, ne paga le conseguenze. La “morte politica assistita” che aveva in mente — assistere, come un infermiere, al lento spegnimento politico di Franz — rischia ora di trasformarsi anche nella propria. Soprattutto da quando Franz, invece di spegnersi, ha cominciato a imitarlo. E l’imitazione, si sa, è l’ultimo rifugio di chi non ha più nulla da dire.