venerdì, Febbraio 27, 2026
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Cosenza. Quando il piccolo Franco (Alimena) paragonava Franz a… Mancini: una risata vi seppellirà

La politica è un’arte strana e di conseguenza accade molto spesso che quello che si dice un giorno viene completamente ribaltato a distanza di tempo. Prendiamo come esempio classico Cosenza. Dopo anni di ruberie e di traffici comuni, il sindaco Franz Caruso ha rotto il cordone ombelicale con i suoi “padroni” Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio e a cascata sono venuti a cadere anche i rapporti che aveva con i “servi” della coppia diabolica, primo tra tutti Francesco Alimena, rampantissimo consigliere comunale Pd “famiglio” di Nicola ed Enza.

Del “piccolo Franco” – verrebbe quasi da dire “cucciolo” – stiamo raccontando ormai da anni le prodezze nel dissipare le cospicue risorse che stanno piovendo sul centro storico di Cosenza. Stiamo parlando delle malefatte del “delegato del sindaco Franz Caruso al Centro Storico”, al secolo appunto Francesco Alimena, già segretario particolare di Enza Bruno Bossio, suo assistente parlamentare e uomo di fiducia del clan Adamo-Incarnato. O se preferite, anche perché non tutti conoscono i loro cognomi, Capu i Liuni-Tic Tac.

 

Voi penserete: ma un amministratore, soprattutto se giovane, dovrebbe essere mosso da spirito civico, da amore per la propria città e quindi dovrebbe pensare a come fare il bene per uno tra i centri storici più belli di Italia? Macché… Manco per sogno se l’amministratore in questione è del Pd di Capu i Liuni e Madame Fifì, la “gentile” consorte. No, il piccolo “cucciolo” Franco fino a qualche mese fa pensava solo a come ingrassare le clientele e ingrossare la bacinella del suo clan.

 

 

Ma quando fai il servo e l’unica tua ragione di vita è quella di assecondare ogni ordine del boss e della paranza, il rischio è quello di fare danni anche seri e irreparabili. Soprattutto se poi – com’è accaduto a Cosenza – le “alleanze” si rompono. E così, andando appena appena indietro nel tempo, escono fuori dichiarazioni che oggi diventano imbarazzanti.

«Franz Caruso in soli due anni per il centro storico ha già fatto meglio di Giacomo Mancini», aveva sentenziato il piccolo Franco, il cucciolo di casa Adamo-Bruno Bossio. E giù risate a crepapelle. Solo a pensarlo. Tanto più a scriverlo. E figurarsi a consegnarlo ai media di regime. Ma il piccolo Franco la vergogna non sa nemmeno dove sta di casa.

Solo mettere in una stessa frase Franz l’incappucciato e Giacomo Mancini è ridicolo. Paragonarli poi è comico. Sostenere che l’uomo col cappuccio faccia meglio del vecchio leone socialista è blasfemo. Tanto più che chi conosceva Mancini sa bene che considerazione avesse nei confronti di questo ormai vecchio rottame del sistema di potere cosentino. Un colletto bianco senza né arte e né parte, un faccendiere, un professionista della “mediazione”. Ovviamente a pagamento, sennò come fa a comprarsi i vestiti… su misura?

Ma perché arrivare alla blasfemia? Certo, è nota l’invidia di Nicola per il grande Mancini. Un complesso di inferiorità che fin da ragazzo questo soggetto ha provato per il leader socialista. Sempre sconfitto in vita (il ’93 resterà per sempre uno schiaffo in faccia a tutta la cosiddetta “sinistra col culo degli altri”), una volta morto ne soffre solo a sentirne parlare e a sentirlo così ancora presente nel ricordo dei cosentini. Ed ecco che il piccolo servo (altrimenti perché si sceglie di fare… il servo?) aveva fatto la pipù fuori dal caso arrivando al blasfemo paragone tra lo statista e il massone al servizio della paranza. Che adesso gli sta ritornando indietro come un boomerang… «Sarà una risata che vi seppellirà» prevedeva l’anarchico Michail Bakunin. Il giovane Franco non sa chi è stato, ma avrà il tempo di vedere il penoso tramonto della sua paranza. Sia quella vecchia sia quella nuova, senza distinzione di … infamità.