venerdì, Febbraio 27, 2026
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Cottimo, caporalato e privacy: sfruttamento “modello Glovo”

Cottimo, caporalato e privacy: sfruttamento “modello Glovo”

di Roberto Rotunno

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Con l’accusa di sfruttamento dei lavoratori, la Procura di Milano ha posto la piattaforma Glovo sotto il controllo giudiziario. La società Foodinho Srl e il suo amministratore delegato Pierre Miquel Oscar sono indagati perché – secondo il pubblico ministero Paolo Storari – le retribuzioni dei rider, 40 mila in tutta Italia, sono al di sotto della soglia di povertà. La paga, dice il provvedimento, è “in alcuni casi inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di pover tà” e “fino all’81,62% rispetto alla contrattazione colle ttiva”e si tratta di manodopera impiegata “a p p r o fitt a n d o dello stato di bisogno”.

I MAGISTRATI hanno ricostruito l’organizzazione del lavoro nella piattaforma: nel decreto sono riassunte decine di dichiarazioni di fattorini ascoltati, sostanzialmente concordanti. Glovo non assume i rider come dipendenti, ma come lavoratori autonomi, pagando in base al numero di consegne. I fatti emersi raccontano anche altro: i rider non hanno autonomia, quando accedono all’app e si rendono disponibili, la prestazione è governata dall’az enda con strumenti di controllo e valutazione. Sono quindi “eterodiretti” e andrebbero loro garantite le tutele del lavoro dipendente, a partire dal contratto collettivo della logistica, mentre Glovo applica il contratto di comodo firmato con l’Ugl, che non prevede salari orari. Dalle testimonianze emergono retribuzioni spesso pari a circa 2,50 euro a consegna. I rider lamentano spesso infatti un reddito insufficiente per una vita dignitosa: ecco perché a Glovo viene contestata l’inadeguatezza degli stipendi rispetto all’articolo 36 della Costituzione. Si parla di persone connesse tra le otto e le dodici ore al giorno, anche per sei o sette giorni a settimana.
La Procura ha nominato un amministratore giudiziario che dovrà controllare il rispetto delle norme e delle condizioni di lavoro, regolarizzare i lavoratori e adottare misure e assetti organizzativi per evitare il ripetersi delle violazioni. Sul provvedimento si dovrà esprimere il giudice per le indagini preliminari.

L’iniziativa della magistratura penale arriva dopo anni di provvedimenti già subiti da Glovo da parte dei giudici del lavoro e di enti come il Garante della privacy, in particolare dopo l’offensiva giudiziaria lanciata dalla Cgil (Nidil, Filcams e Filt) e dai sindacati di base.
Glovo è sempre stata l’app più spregiudicata nel mantenere, malgrado le sentenze, un sistema basato sul lavoro a cottimo, con il controllo delle prestazioni tramite gli algoritmi. Nel 2018, Glovo acquisì le attività italiane di Foodora, ma rifiutò di assumere i rider alle stesse condizioni della concorrente, che li inquadrava come co.co.co, con qualche tutela in più. Nel 2020 Glovo fu la prima app a essere condannata all’assunzione come dipendente di un rider di Palermo. Negli ultimi anni, diverse pronunce giudiziarie hanno imposto alla piattaforma spagnola di rendere trasparenti gli algoritmi, i sistemi automatizzati usati per le assegnazioni e le valutazioni. Nel 2024 il Garante della privacy le ha inflitto una multa da “5 milioni di euro per aver trattato illecitamente i dati personali di oltre 35 mila rider attraverso la piattaforma”.

A maggio 2025 Glovo ha abbandonato l’uso dell’a goritmo passando al cosiddetto “free login”: tutti possono accedere liberamente e rendersi disponibili. Tuttavia per la Procura di Milano non basta a cancellare l’eterodirezione, perché le assegnazioni continuano a essere gestite dall’app.

Due anni fa il sistema di riconoscimento facciale per l’ac cesso alla piattaforma è stato ritenuto discriminatorio, perché prevedeva sanzioni diverse a seconda del territorio in cui operavano i rider: in alcune città si veniva bloccati dopo un numero di tentativi falliti superiore rispetto ad altre città. Anche l’emergenza caldo ha portato guai all’app , che durante la scorsa estate aveva offerto bonus per chi accettava consegne nelle ore più afose (offerta ritirata dopo le proteste).

DOPO I RICORSI firmati dagli avvocati Cgil Carlo de Marchis, Matilde Bidetti e Sergio Vacirca, a dicembre 2025 il Tribunale di Milano ha dichiarato “inidoneo”il documento di valutazione dei rischi per la sicurezza redatto da Glovo, anche perché non prevede sospensione di attività in caso di condizioni avverse. A fine gennaio l’Unione sindacale di base (Usb) ha raccontato che, durante un’udienza, il general manager di Glovo Italia ha detto di aver cancellato i dati dei turni dei rider “per tentare di cancellare le prove e ostacolare il riconoscimento della subordinazione”.