CASTA, CONSENSO E RENDITA: COME SI GOVERNA CROTONE SENZA PASSARE DALLA POLITICA
A Crotone il potere non si vede. Non urla, non firma proclami, non chiede voti in piazza.
Il potere aspetta. Fa attendere. Rallenta. Accelera. Il potere, qui, ha una planimetria. Tutti parlano di cantieri: Antica Kroton. CONI. Via Israele. Cittadella indoor. 300 alloggi. Scuole. Asili. Palestre. Via Venezia. Teatro. Porto. Riqualificazioni, recuperi, rigenerazioni. Parole pulite. Parole vuote. Perché i cantieri non sono mai il punto di partenza. Sono l’ultimo anello di una catena invisibile. La vera decisione non è cosa si fa. È quando, dove e per chi.
Lo sa bene la Procura. Se gli inquirenti devono seguire una traccia, seguono i soldi.
Soldi che portano al cemento. Cemento che fa capo ad un ufficio in cui si decide il destino degli interessi privati che diventano pubblici. …al di là del piano regolatore…
L’URBANISTICA COME DISPOSITIVO DI SELEZIONE
L’urbanistica a Crotone non governa lo spazio. Seleziona le persone. Poche, conosciute, intoccabili. Seleziona chi può permettersi di aspettare. Chi sa a chi parlare. Chi conosce il linguaggio giusto, il tempo giusto, il silenzio giusto. Le norme non servono a garantire equità. Servono a creare margini. E nei margini prospera la casta. Chi è dentro passa.
Chi è fuori impara la burocrazia nella sua versione più feroce. Non serve dire no.
Basta non dire sì. Chi ha avuto a che fare con Glicine sa di cosa si tratta.
LA POLITICA: VOLTO, NON SOSTANZA
La politica a Crotone non decide. Legittima. Annuncia opere che non ha pensato. Inaugura processi che non controlla. Racconta come progresso ciò che è solo gestione del consenso.
Quando qualcosa funziona, è merito della visione. Quando qualcosa fallisce, è colpa dei tecnici. Quando qualcosa ristagna, è colpa del tempo. Il tempo, qui, è l’alibi preferito dei colpevoli. Qui i colpevoli, possono essere pochi, molti o nessuno.
Dipende dal tempo. Il tempo intenso non solo come un susseguirsi di attimi. Tempo inteso anche come il sole che squarcia l’oscurità. Lo sa bene Enzo, lo sa bene Voce.
LA TECNICA COME SCUDO
Il tecnico non comanda, ma rende possibile. Non prende decisioni politiche, ma le rende irreversibili. Un parere. Una richiesta di integrazione. Una conferenza rimandata. Una norma interpretata “in modo prudente”. La prudenza, a Crotone, è sempre selettiva. Il sistema non ha bisogno di ordini. Funziona per abitudini consolidate.
LA RETE CHE NON APPARE
Nessun complotto. Nessun cappuccio. Nessun rito da romanzo. Solo relazioni stabili, fiducia preventiva, riconoscimento reciproco. Dirigenti con la quattro colori in tasca. Funzionari funzionali. Professionisti che parlano lo stesso dialetto. Imprenditori che sanno prima. Tecnici che non si sorprendono. Consulenti di consuetudini. Non è potere occulto. È potere informale. E l’informale, quando diventa sistema, è più forte della legge.
LA RENDITA: IL VERO PRODOTTO FINALE
La città non cresce. Si redistribuisce. Ogni cantiere sposta valore. Ogni intervento rivaluta qualcuno e condanna qualcun altro. Ogni “riqualificazione” crea una nuova periferia invisibile. La rendita urbana non nasce per caso. Nasce quando si decide: dove investire,
dove aspettare, dove lasciare marcire. Il degrado non è sempre incapacità. A volte è strategia passiva. Come al Gesù, in via Acquabona o nel centro storico.
ANTICA KROTON, CONI, VIA ISRAELE: NON OPERE, SEGNALI
Non sono simboli di rinascita. Sono segnali al sistema. Dicono chi conta.
Dicono quali zone meritano attenzione. Dicono che il gioco è ancora lo stesso.
E mentre si scattano foto, mentre si celebrano cantieri, mentre si parla di futuro, Crotone resta ferma. Perché il potere che la governa vive benissimo nell’immobilità.
LA VERITÀ CHE NESSUNO DICE
A Crotone non manca lo sviluppo. Manca la rottura. Rottura delle reti. Rottura della discrezionalità. Rottura del linguaggio opaco. Rottura dell’urbanistica come strumento di controllo sociale. Finché l’urbanistica resterà il luogo dove il potere si esercita senza esporsi, finché i cantieri saranno consenso travestito da progresso, finché la rendita sarà più importante della città, Crotone non sarà mai governata. Sarà amministrata per pochi, raccontata a molti e vissuta da nessuno. E questo, più che una crisi, è un sistema perfettamente funzionante.









