Non sono stati i ragazzi a scendere in piazza, ma un gruppo di cittadini che ha deciso di parlare anche per loro. Stamattina, mentre la prima campanella del Liceo Linguistico “Gravina” chiamava gli studenti in aula, davanti ai cancelli di via Marrelli si è radunato il gruppo spontaneo “Cittadini Liberi”. Una scelta simbolica e strategica: manifestare lì dove il pericolo è più vicino, a meno di trecento metri dai capannoni dell’ex Mercato Generale, per accendere i riflettori su un’aria che tutti, studenti in primis, respirano ogni giorno, come evidenziato dai manifestanti.
“L’amianto è sostanzialmente come la mafia: se non ne parli, sembra che non esista”, esordisce l’avvocato Giuseppe Trocino, tra i promotori del gruppo spontaneo “Cittadini Liberi”. Per Trocino, la mobilitazione lampo è solo l’inizio di un percorso che dovrà diventare “scientifico” per educare i ragazzi. “Non si può vivere così. L’amianto è ovunque: vicino alla Questura, ai Licei, nel centro storico. La prevenzione non è un concetto astratto, passa dalla salvaguardia dell’ambiente. Chiediamo che l’Amministrazione faccia il suo dovere”.
Il tema della responsabilità è centrale. Alfonso Gaetano punta il dito contro l’immobilismo istituzionale: “Si intervenga con una bonifica urgente, magari eseguita dal Comune ‘in danno’ al proprietario, visto che esiste già una condanna”. Gaetano non nasconde l’amarezza per una partecipazione cittadina ancora timida: “Crotone è spesso una città silente, che ha paura di metterci la faccia. Ma se non partiamo dalle scuole, dai dirigenti che devono remare con noi, resteremo all’anno zero”.
A rendere l’atmosfera ancora più cupa è la denuncia di Enzo Filareto, che chiarisce la differenza tra pericolo potenziale e rischio attuale. “Non stiamo parlando di amianto compatto che sta fermo sui tetti. Qui parliamo di strutture che nell’ultima settimana, a causa del vento, sono parzialmente collassate. Le fibre si sono sparse nell’aria e noi le respiriamo”. Filareto sgombra il campo da sospetti di opportunismo: “Non dobbiamo candidarci a nulla, lo facciamo per la salute. Vale per questi capannoni e vale per la bonifica del SIN: farla all’aria aperta senza tensostrutture significa condannare la città a respirare polveri di metalli pesanti per anni”.
Dentro l’istituto, il dirigente scolastico Antonio Santoro accoglie la sfida educativa. “La scuola è sensibilissima, inseriamo questi temi nei progetti di Educazione Civica. Conosciamo bene l’eredità pesante che l’industrializzazione ha lasciato a Crotone. Il nostro compito è dare agli studenti gli strumenti per sperare – e agire – affinché chi verrà dopo di noi trovi una realtà diversa”.
Mentre il presidio si scioglie, lo sguardo di tutti torna a quei capannoni degradati. La richiesta di una “casa di vetro” trasparente e sicura, avanzata dai cittadini, attende ora una risposta dalle stanze del Comune. Perché a Crotone, come ricordato in piazza, “la salute non si delega”. Fonte: WeSud









