venerdì, Febbraio 27, 2026
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Gioacchino Criaco: “Il Mediterraneo è una vasca per tonni costruita dall’Occidente”

DALLA PAGINA FB DI GIOACCHINO CRIACO 

Il Mediterraneo è una vasca per tonni costruita dall’Occidente

L’ultimo quadrato davanti alla spiaggia delle tartarughe è di acqua blu cobalto, che ti arriva al mento al secondo passo, ma va a sbattere dopo un breve tratto contro un’altra pedana di roccia. Per avere mare libero bisogna seguire la corrente di una specie di fiume che scorre diagonale, fra gli spigoli dei quadrati gialli e di quelli blu.
“Vieni”, grida Antonio. Mi alzo, impreco, la sabbia frigge, corro per non far cuocere i piedi, entro nella vasca dei tonni con un balzo, e respiro. Mi allungo e lascio che l’acqua mi dondoli. Chiudo gli occhi e potrei addormentarmi se dalla spiaggia non cominciassero a urlare.

Mi sollevo a malincuore, diversi ragazzi sono in piedi, gridano e puntano le braccia. Ci metto un po’ a capire. Lo vedo. C’è un corpo, scuro e gonfio. Somiglia a quelli che due tre volte per estate arrivano sulla spiaggia dall’altra parte del promontorio, li portano i pescherecci siciliani, buttano l’ancora al largo, riempiono una barca e li scaricano sulla riva.
La loro pelle è solo un po’ più scura della nostra, però la loro parlata è strana, incomprensibile.
Una volta a terra risalgono la spiaggia e raggiungono la ferrovia, aspettano il treno della sera per il Nord, vanno via sul Pellaio come la gente delle rughe. Osserviamo il corpo per un po’, poi alcuni ragazzi corrono in caserma ad avvisare del morto, vengono i carabinieri e dopo un bel pezzo l’ambulanza e se lo portano via. Il giorno appresso ne troviamo altri due, e uno ancora il giorno dopo.

Troviamo scuri morti per tutta la settimana, i carabinieri dicono che di sicuro una delle barche che parte dai pescherecci si dev’essere rovesciata. Il piantone della caserma guarda sempre più infastidito quelli che vanno ad avvertire. L’ultimo che troviamo non se lo vengono a prendere, e non c’è più nessuno nella spiaggia oltre noi tre, -in paese si dice che i morti neri siano una maledizione- e i ragazzi si tengono alla larga, se ne vanno dall’altro lato del paese a fare il bagno nelle pozze della fiumara in compagnia di trote e girini. Il corpo dondola di qua e di la per qualche giorno; una mattina lo troviamo dentro la vasca dei tonni, è meno scuro del solito. Gli passiamo una tovaglia sotto il corpo e lo portiamo fuori. Scaviamo una buca in un angolo e lo seppelliamo nella sabbia bianca. Ci mettiamo sopra un masso giallo e poroso dietro a cui infiliamo il lungo stelo di un agave che se ne stava anche lui da solo a pochi metri di distanza dalla fossa.

La tomba diventa il nostro angolo nero. E in fondo ci diciamo che se la passa meglio lui qua, in nostra compagnia, che può avere vista lunga sull’orizzonte, che quelli che sono arrivati con lui e sono finiti sotto un metro e mezzo di terra rossa, all’ombra di una croce su cui c’è scritto ignoto venuto dal mare, che la gnura Cata a Papa dice che a questi la croce non piace, che hanno un dio che non è Gesù Cristo, un Dio che non è potente come il nostro e non sa nuotare per salvarli dall’indifferenza del vecchio continente.