venerdì, Febbraio 27, 2026
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Gioia Tauro. Il rigassificatore tra lobby, appalti e dossier “segreti”: il ruolo della Calabria

Rigassificatore, lobby e dossier riservati: anche la Calabria entra nel caso Almasri

Tutti noi ricordiamo lo scontro sul caso Njeem Osama Habish Almasri, il torturatore libico ricercato dalla Corte penale internazionale. E ricordiamo anche lo sviluppo recente sul suo arresto, ma pochi di voi sanno che dietro il caso del libico, ci sia un pezzo di Calabria.

Lo scontro tra Palazzo Chigi e la Procura di Roma guidata da Franco Lo Voi innescato a febbraio dello scorso anno, non nasce dal nulla e non riguarda solo il generale libico Osama Almasri. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta firmata da Giacomo Amadori su La Verità, esattamente un anno fa, che porta alla luce una zona grigia fatta di dossier riservati, servizi segreti, lobbisti e rapporti istituzionali opachi. Esiste un report dei Servizi che riporta come “attori principali” politici calabresi e lobbisti poco accorti.

Sono gli anni della crisi energetica per la guerra in Ucraina e alcune realità italiane si candidano ad “ospitare” i rigassificatori, mega-impianti che trasformano gas liquefatto in gas. In giro si parla di “affari d’oro sull’energia” e il Governo alza le antenne per evitare “scomode infiltrazioni”.

Ma si sa, quando si parla di navi che trasportano milioni di euro “liquefatti”, si rischia di navigare nel torbido e quando di naviga nel torbido, la Calabria sembra non mancare mai all’appello. È da qui che prende forma la storia che vogliamo raccontare oggi: quella di un Mister X, figura incaricata di muoversi per conto di una lobby politico-massonica calabrese, con l’obiettivo di mettere le mani su un maxi appalto. Una trama che si muove tra relazioni, accrediti e pressioni, costruita per restare nell’ombra. Con una sola variabile imprevista: la sfortuna, per quella lobby, di avere acceso troppi riflettori lungo il percorso.

Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta de La Verità, la Calabria entra nel perimetro della vicenda non come sfondo marginale, ma come snodo strategico di interessi economici e infrastrutturali di livello nazionale. In particolare Gioia Tauro viene indicata come uno dei territori più appetibili per operazioni legate a energia, grandi impianti e appalti pubblici, sia per la collocazione logistica sia per il valore economico dei progetti in campo.

Al centro della vicenda compare appunto un “Mister X”, lobbista campano monitorato da AISI (Agenzia informazioni e sicurezza interna), sotto il coordinamento del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), riportato in un report dei Servizi come “soggetto attivo nel tentativo di accreditarsi presso ambienti istituzionali e politici, vantando relazioni, contatti e capacità di influenza su dossier strategici e grandi operazioni economiche, con particolare riferimento proprio al Mezzogiorno e alla Calabria”.

L’inchiesta sottolinea come il lobbista avrebbe utilizzato i progetti calabresi come biglietto da visita per rafforzare il proprio peso politico, presentandosi come “facilitatore di operazioni complesse” e come snodo relazionale tra territori fragili e centri decisionali romani. È questo attivismo ad aver attirato l’attenzione degli apparati di sicurezza, fino alla trasmissione di un esposto sotto la supervisione del sottosegretario Alfredo Mantovano e all’apertura di un conflitto istituzionale che ha coinvolto la Procura di Roma, la Procura di Perugia e infine il Csm.

Nel racconto emergono anche altri nomi, da Vittorio Rizzi ad Antonio Capuano, fino a Matteo Salvini, citato per contatti che il lobbista avrebbe vantato. Relazioni descritte come presunte o millantate, ma sufficienti a restituire l’immagine di un sistema permeabile alle pressioni, dove i grandi dossier pubblici diventano terreno di manovra per interessi privati.

In questo scenario nazionale fatto di lobby, dossier e nervi scoperti, la Calabria continua però a essere raccontata politicamente come un mondo a parte. Qui domina la narrazione dei redenti. E non potevano mancare i “redenti per eccellenza”. I fratelli Occhiuto, Roberto e Mario, vengono oggi raccontati come la versione aggiornata del politico immacolato. Uno guida la Regione, l’altro siede in Senato. Biografie ripresentate in chiave rassicurante, con il passato relegato a parentesi chiuse in fretta, come archivi che non conviene più aprire. La parola d’ordine è discontinuità, anche quando la continuità resta sotto gli occhi di tutti.

Il passato però non si cancella. E per loro, ogni tanto, capita che qualcuno glielo sbatta in faccia come una torta, lasciando evidenti le tracce dell’incidente. Capita che Roberto Occhiuto sia “marcato stretto” dalla Procura della Repubblica di Catanzaro per diverse vicende, all’interno di un perimetro fatto di cerchi magici, relazioni opache, amichetti e protettori che nel racconto ufficiale non esistono mai.

Capita anche che Mario Occhiuto abbia sulla testa una “spada di Damocle”. Se dovesse essere confermata in Cassazione la condanna per bancarotta fraudolenta, scatterebbe l’immediata decadenza dal Parlamento e l’obbligo di scontare almeno sei mesi di pena, dopo una condanna in secondo grado a tre anni e sei mesi.

Oggi noi possiamo confermarvi che esiste un secondo report dei Servizi “su Gioia Tauro” all’attenzione di Mantovano e sulla scrivania di Giorgia Meloni e di Marina Berlusconi. Il Report è di agosto 2025 e riporterebbe la presenza del “Mister X” durante la visita ufficiale di Adolfo Urso che riunendo la stampa fece la seguente dichiarazione negli uffici del Porto calabrese: confermando l’area come hub strategico per un rigassificatore terrestre e la possibile installazione di una nave rigassificatrice, specialmente se la Puglia rinunciasse al polo del DRI (acciaio verde). Il progetto mira a trasformare Gioia Tauro in una piattaforma logistica e industriale strategica per l’Italia”

A fare da sfondo a questo secondo rapporto c’è un nuovo scenario politico-massonico che funziona da vero e proprio anfiteatro per gli affaristi calabresi, con Gioia Tauro al centro della scena. Se c’è infatti un punto del programma del nuovo governatore della Calabria, che poi è sempre lo stesso di prima (Roberto Occhiuto), a cui non ha mai rinunciato, è proprio il rigassificatore nell’area portuale di Gioia Tauro. E sembra non importare a nessuno che in ambienti istituzionali circolino notizie su un’accelerazione dell’inchiesta della Procura di Roma su lobbisti e politici interessati al rigassificatore. Il governatore è andato avanti comunque, ieri come oggi. Ora però emerge qualcosa di più: un’azione mirata per accelerare improvvisamente il progetto, dietro cui si intravedono appalti per decine di milioni di euro. È in questo contesto che la figura del Mister X assume un significato ancora più concreto. Ultimamente si è visto nei pressi di Palazzo Madama e in uno studio di Via Calabria a Roma.

Viene allora spontaneo chiedersi se, dopo il maxi appalto delle pulizie all’Asp di Cosenza, non possa emergere un nuovo campanello d’allarme degli inquirenti ed un’altra brusca frenata del presidente Occhiuto proprio su Gioia Tauro. Perché quando i progetti si muovono così velocemente, contro i territori e con tanti soldi pubblici in ballo, il confine tra programmazione e affari diventa pericolosamente sottile.

In Calabria questa dinamica è ormai strutturale. Non è solo una questione di singole vicende giudiziarie o di responsabilità personali, ma di un sistema che vive di rimozioni selettive, di silenzi organizzati e di narrazioni addomesticate. La politica può riscrivere le biografie, ma non può cancellare i fatti. E prima o poi, anche i politici immacolati finiscono per fare i conti con ciò che è stato accuratamente nascosto sotto il tappeto.