venerdì, Febbraio 27, 2026
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Il mare fa più accoglienza dello stato

In questi giorni, mentre la Calabria fa i conti con il maltempo e le mareggiate sulla costa tirrenica, il mare continua a restituire corpi. Tra Paola, Scalea, Amantea e Tropea. Corpi senza identità. Senza nome. Senza una storia che qualcuno possa raccontare. Le Procure indagano. Si parla di un possibile naufragio fantasma al largo della Calabria. Una tragedia consumata nel silenzio del mare, lontano dagli occhi, lontano dalle telecamere, lontano dall’indignazione a tempo determinato. Perché quando non ci sono immagini, sembra quasi che i morti pesino di meno. E invece pesano uguale. Pesano sulle coscienze. Pesano sulla storia di questo tempo.Pesano su tutti noi.

Se l’ipotesi migratoria trovasse conferma, saremmo davanti all’ennesima tragedia consumata senza riflettori: senza testimoni, senza soccorsi in tempo, senza un nome da incidere su una lapide. Solo numeri. Solo corpi. Solo silenzi. E la cosa più amara è che, mentre le Procure indagano, tutti sanno già cosa c’è dietro: rotte disperate, viaggi invisibili, sbarchi che avvengono nell’ombra, mentre la politica si rimpalla responsabilità come fossero palline da flipper. Troppo facile ridurre tutto a uno slogan.
Troppo facile dire che è colpa delle politiche della Meloni. La verità è più scomoda, più larga, più collettiva. C’è un sistema intero che ha fallito. C’è un’Europa che guarda altrove.C’è un Mediterraneo trasformato in una fossa comune liquida.
 
E poi c’è una domanda che prima o poi arriverà per tutti. Nessuno escluso.
Perché quando andremo lassù, qualcuno ce ne chiederà conto… ci si creda o no. 
E sarà bene farsi trovare preparati con una risposta plausibile.
Perché sulla terra possiamo anche trovare chi crede alle giustificazioni, alle versioni di comodo, alle responsabilità scaricate sempre su qualcun altro. Ma lassù… Lassù sarà più difficile mentire. Più difficile voltarsi dall’altra parte. Più difficile dire “non sapevo”.
Il mare restituisce corpi. Ma prima o poi restituisce anche le verità che abbiamo provato a seppellire.E allora la domanda resterà sospesa, pesante come sale sulle ferite:
Che mondo siamo diventati, se c’è chi pensa che rischiare di morire in mare sia comunque meglio che restare a vivere sulla terraferma?
Poi oh… continuiamo pure a discutere di invasioni davanti allo spritz, mentre il Tirreno fa da obitorio.  L’essere umano riesce sempre a trovare modi creativi per ignorare l’abisso, finché l’abisso non bussa alla porta.