Illustrissimi, ho letto ed apprezzato i vostri articoli sulle comunali di Isola Capo Rizzuto usciti nei giorni scorsi, una disamina quasi perfetta e probabilmente dettata da qualche nostro concittadino. Sono un elettore del centrodestra da sempre, che in questa tornata ha preferito non andare al voto per tante cose viste e sentite sui palchi. Ad iniziare dagli approcci morbidi, e ricambiati, verso il Pd, nostro vero avversario politico da sempre. Questo lo sanno gli onorevoli venuti ad Isola? Agli articoli già pubblicati vorrei aggiungere alcune cose per illustrare meglio la situazione che ruota all’interno del centrodestra tra screzi, finte amicizie e rotture interne mai rimarginate veramente, se non solo per la campagna elettorale.
“Isola, le elezioni viste dal centrodestra: disfatta annunciata figlia di screzi, finte amicizie e rotture interne mai sanate”
Fatto sta che le elezioni si sono concluse con una sconfitta netta e inequivocabile per il centrodestra. Una disfatta annunciata, figlia di scelte sbagliate e di una candidatura – quella di Maurizio Piscitelli – imposta mai davvero condivisa e, nei fatti, respinta dall’elettorato. La sensazione è che la partita sia stata persa ancora prima di cominciare.
La decisione di candidare Piscitelli, già sconfitto cinque anni fa e mai realmente accreditato come figura forte e coesa, si è rivelata un errore strategico clamoroso. Come d’altronde molti avevano preannunciato. Nulla contro l’avvocato, persona buona e corretta, ma contro chi trama alle sue spalle e a quelle del partito.
Nel 2019 lo stesso Piscitelli perse con un distacco di oltre mille voti al primo turno, ridotti poi a 400 grazie all’accordo dell’ultimo minuto con Raffaele Gareri, terzo candidato sindaco. Gareri, a sua volta, in questa tornata è stato clamorosamente bocciato, anche per i suoi continui spostamenti tra maggioranza e opposizione, che non hanno convinto né rassicurato nessuno.
Difficile, d’altronde, credere che l’intero centrodestra non sapesse a cosa andava incontro. Nei mesi precedenti, tanti potenziali candidati hanno rifiutato la proposta di guidare la coalizione. Un fatto che dovrebbe far riflettere: perché tanti rifiuti? Forse per la presenza di personaggi scomodi e ingombranti all’interno delle stesse forze che li proponevano, Forza Italia in primis. Il malcontento, che serpeggiava già prima del voto, è esploso sui palchi: appelli continui contro il voto disgiunto, frasi come “se andiamo al ballottaggio rischiamo”, sono stati segnali evidenti della debolezza interna e della scarsa fiducia nel candidato. Segnali percepiti anche dai cittadini.
La debolezza del candidato sindaco ha avuto anche un altro effetto collaterale: ha spinto molti candidati delle liste collegate a impostare una campagna elettorale poco costruttiva, basata quasi esclusivamente su attacchi personali e sulla denigrazione del territorio stesso. Un approccio che non è affatto piaciuto alla cittadinanza, che ha risposto con fermezza, soprattutto attraverso i social, esprimendo indignazione e dissenso per un’immagine di Isola Capo Rizzuto descritta come buia, degradata, senza speranza. La comunità ha invece voluto ribadire, con il voto, il suo orgoglio e la volontà di valorizzare quanto di buono esiste e può ancora crescere.
Non è un caso che la campagna elettorale, seppur sorretta da nomi e volti di rilievo regionale e nazionale, non sia mai realmente decollata. Le passerelle non bastano quando mancano coerenza e identità politica. Il centrodestra ha pagato, e a caro prezzo, l’assenza di un progetto credibile, condiviso e guidato da volti autorevoli e spendibili sul territorio.
Ora è il tempo della responsabilità. Chi ha scelto Piscitelli, a livello locale e provinciale, lo stesso che lo ha scelto cinque anni fa, dovrebbe trarne le dovute conseguenze e avere il coraggio – e la coerenza – di fare un passo indietro. Perché non si può pretendere di rappresentare un territorio se si persevera nell’errore.
Serve un cambio di passo. Serve rinnovamento. E serve soprattutto ripartire da quei giovani che, negli ultimi mesi, si sono avvicinati con entusiasmo e voglia di mettersi in gioco. Ma bisogna farlo subito: prima che anche loro, come già accaduto in passato, scoprano la vera natura di alcuni personaggi e si allontanino delusi, scoraggiati, traditi.
Il centrodestra ha ancora radici e potenziale, ma per tornare a fiorire deve avere il coraggio di estirpare la gramigna e seminare futuro. Solo così potrà davvero rialzarsi.
Lettera firmata









