venerdì, Febbraio 27, 2026
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Maltempo a Cosenza. Il disastro non è naturale, è politico

DALLA PAGINA FB DI LUCREZIA VELTRI 

IL DISASTRO NON È NATURALE. IL DISASTRO È POLITICO

Nelle ultime settimane in Italia si è riacceso il dibattito sulla fragilità del territorio costiero, sulle concessioni edilizie che hanno permesso di costruire nelle aree golenali dei fiumi o nelle aree a rischio frana, sulla mitigazione del rischio idrogeologico. Se ne parla sempre dopo che la furia dei temporali si abbatte, mai prima.
Oggi contiamo i danni, ancora una volta. In attesa dell’ennesima perturbazione che spazzerà via infrastrutture viarie e ferroviarie, come accade ogni anno.
Le responsabilità non sono della natura: sono politiche. Di chi ha permesso di costruire dove non si poteva. Di chi ha trattato il tema con superficialità perché “tanto questo torrente non esonda più”. Di chi ha sprecato risorse pubbliche in opere inutili e costose mentre la prevenzione restava un tema marginale, secondario. Di chi non ha saputo leggere i bisogni reali dei territori, preferendo interventi di facciata a soluzioni strutturali.

Oggi assisteremo alle solite passerelle dei politici con la felpa della Protezione Civile, che prometteranno finanziamenti per l’emergenza, altro business ormai noto. Per il dissesto idrogeologico le risorse economiche non si troveranno mai e soprattutto non si penserà mai ad un vero piano di messa in sicurezza del paese. Nel frattempo, però, si troveranno 13 miliardi di euro per un’opera faraonica (il ponte sullo Stretto) di cui nessuno sente la necessità, voluta da politici lontani anni luce dalla realtà dei territori e dalle loro vere urgenze.
Ignoranza, superficialità, malafede: è questo che contraddistingue l’intera classe politica, senza eccezioni. Le ferite che vediamo oggi sono il risultato diretto della mancata prevenzione e dell’assenza totale di visione. E ciò che fa rabbia è sapere che ne parleremo solo oggi, poi calerà di nuovo il silenzio.

A Cosenza si costruisce un museo sulla confluenza Crati-Busento, l’ennesimo ecomostro di cemento, in un’area a rischio idrogeologico massimo. Non è solo miopia amministrativa: è la conferma di una politica che ignora deliberatamente la sicurezza dei cittadini.

La fragilità del territorio riguarda l’intero paese, come si sta vedendo in queste ore anche a Dipignano, dove frane e smottamenti si sono già verificati come conseguenza diretta della mancata prevenzione e della mancata regimazione delle acque: una barriera paramassi piena di detriti, vegetazione cresciuta nel letto del fiume mai messo in sicurezza, acque lasciate libere di ruscellare senza alcun controllo.

Se oggi dovesse attivarsi la frana in località Tessano, area R4, il comune di Dipignano resterebbe completamente isolato e si avvierebbe ad uno spopolamento irreversibile.
La prossima perturbazione arriverà e se lascerà danni non sarà una fatalità, ma la conseguenza diretta di scelte mancate e indifferenza.
Il territorio sta presentando il conto a una politica che ha preferito il consenso alla prevenzione.