venerdì, Febbraio 27, 2026
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Maltempo sulla Piana di Sibari. Basta stupidaggini: manca totalmente la programmazione per la sicurezza e l’educazione ambientale non esiste (di Fabio Menin)

di Fabio Menin 

Le stupidaggini che si possono leggere nei commenti ai disastri tra alluvioni, frane ed erosione costiera sono il sintomo di una generale disinformazione della popolazione sulle condizioni degli elementi naturali. La nostra scuola di base non ha nei suoi programmi di formazione sin dall’asilo, poi elementari e medie, una robusta educazione ambientale di base che chiarisca sin da quando si è bambini come funziona il ciclo dell’acqua, come funziona una costa esposta al mare, cos’è una spiaggia e una retrospiaggia, cos’è una duna e quale importanza ha per la conservazione del suolo, quali sono gli elementi costitutivi del terreno e le sue prerogative dalpunto di vista della stabilità, quali sono i suoi rapporti con alberi, erbe, animali e uomini, quali sono gli spazi della natura e come si fa a convivere in condizioni di sicurezza a contatto con montagne, colline, mari, corsi d’acqua senza sfidarli , ma comprendendo quali sono gli spazi che la natura chiede e quali concede alle attività degli uomini e di tutti gli esseri viventi.

Ho sentito persone tremendamente ignoranti accusare dell’alluvione del Crati coloro i quali si preoccupano di tutelare gli ecosistemi fluviali. E allora diciamola tutta a questi IGNORANTONI: 1) TUTTA LA PIANA DI SIBARI è una pianura alluvionale, come la maggioranza delle pianure italiane. Che cosa significa questo? Ogni pianura è esposta in maniera ricorrente ad alluvioni dei corsi d’acqua. Nel caso del Crati, poi dobbiammo ricordare che fino agli anni Cinquanta la parte finale della pianura, oggi allagata, era una vasta palude infestata dalla malaria (poi bonificata).

2) tutti gli insediamenti di case, strade, ponti, strutture produttive varie nella piana di Sibari, specialmente tra Corigliano-Rossano e Cassano non sono frutto di una pianificazione territoriale che ha ben programmato con criteri di sicurezza ogni attività umana. Al contrario sono frutto spesso di iniziative individuali fuori da ogni logica di programmazione, anzi con criteri spesso caotici. L’unico tentativo di pianificazione con una certa visione di lungo periodo è rappesentato dalle attività dell’OPERA SILA e in misura minore del Consorzio di Bonifica, ma entrambe hanno evideniato i loro limiti se è vero che pure le case coloniche assegnate prima da Mussolini e poi dai governi della repubblica sono in parte finite sott’acqua. E in questo senso va chiarrito che la pianificazione dgli anni Cinquanta è stata di fatto superata dagli insediamenti umani successivi agli anni Settanta, Ottanta e Novanta del secolo scorso e in parte anche di quello attuale.

3) Da parte di molti si insiste sulla necessità di pulizia e manutenzione degli alvei fluviali, in questo caso del Crati, dell’Esaro e dei corsi d’acqua minori affluenti. Indubbiamente tenere pulito un corso d’acqua aiuta l’acqua a defluire, ma non si deve dimenticare che durante le piene l’acqua stessa esercita un potente esercixio di pulizia, ne sono testimoni i tronchi che troviamo in queste ore lungo le spiagge che costeggiano a sud e non solo la foce del Crati. E non si deve dimenticare che i milioni di metri cubi di sabbia e detriti finiti a mare vengono poi redistribuiti dalla corrente lungoriva (si chiama drift) lungo le spiagge e ciò contribuisce alla ripresa delle spiagge contro l’erosione costiera.

4) Se la Regione Calabria, al di là di chi la governa, vuole mantenere l’attuale livello di opere urbane, comprese, case, capannoni, strade, ponti, strutture agricole, ferrovia e quant’altro ha il dovere di programmare un sistema di deflusso delle acque che minimizzi i rischi per le opere realizzate dall’uomo nei decenni del novecento e anche in seguito. E questo solo con una attenta pianificazione colcontributo degli ingegneri idraulici, dei geologi e non dimenticherei dei geomorfologi è possibile.

5) Anche le attività agricole vanno riprogrammate senza guardare in faccia a nessuno secondo un piano di sicurezza complessivo, ricordando che ciò che avviene nella pianura comincia dalla montagna da dove l’acqua scende, prende velocità e trasporta detriti.

6) La vicenda dei Laghi di Sibari e delle vicine frazioni di Marina di Sibari andrebbe riformulata in un piano di sicurezza complessivo chiarendo meglio le effettive condizioni di sicurezza delle strutture in rapporto alle capacità dei corsi d’acqua, ricordando che l’insieme delle strutture turistiche e portuali che sono nate dagli anni sessanta in poi non hanno evidenziato una attenta pianificazione di tutti gli elementi territoriali, ma sono il frutto di attività e inziativa imprenditoriale privata senza una pianificazione d’insieme che garantisca la sicurezza e la funzionalità delle strutture stesse nel tempo.

Non si può dimenticare che l’educazione ambiebtale comincia dalla scuola e in un paese fragile come l’Italia, le giovani generazioni vanno educate con specifici programmi di informazione ambientale condotti non episodicamente come oggi avviene, ma strtturalmente, come base della formazione scolastica., A ciò dovrebbe provvedere il governo, aiutato dalle strutture culturali dell’intero Paese.

Germania, Francia, Svizzera, Regno Unito, paesi dell’Est europeo, Paesi del Nord Europa, tutti hanno sin dalla scuola elementare un buon corpus di informazione ambientale che in Italia invece manca come requisito e pre requisito della formazione culturale dei giovani.