di Domenico Marcella
Non si diventa simbolo per caso, ma scegliendo da che parte stare, anche quando farlo significa esporsi e resistere. Mariateresa Fragomeni appartiene alla (rara) categoria di amministratrici pubbliche che hanno trasformato la politica in un vero atto di responsabilità concreta. La Direzione Investigativa Antimafia l’ha voluta nel calendario 2026, dedicato alle donne che hanno rotto con la cultura mafiosa. Una scelta che è prima di tutto un messaggio.
Dal 2021, Fragomeni è sindaco di Siderno, Comune della Locride segnato da un passato di commissariamento per infiltrazioni della ‘ndrangheta. Dal suo primo giorno di mandato ha messo la legalità al centro di ogni decisione, spezzando equilibri opachi e contrastando sistemi criminali radicati. In risposta sono arrivate intimidazioni, un proiettile recapitato come avvertimento, insulti sui social e due auto di servizio incendiate. Nessun passo indietro, nessuna trattativa possibile. Mariateresa ha denunciato tutto con fermezza, dimostrando che non si sarebbe piegata.
In un contesto di potere storicamente maschile, la sua determinazione ha assunto un valore ancora più dirompente, diventando manifesto di coraggio civile e volontà granitica nel non arrendersi.
Essere scelta dalla DIA come volto della lotta alla criminalità non è solo un riconoscimento istituzionale, ma un’investitura simbolica. Cosa ha sentito, come donna e come sindaco, quando ha capito che la sua storia sarebbe diventata un’immagine nazionale?
«Se devo essere onesta, non me l’aspettavo. Noi amministratori pubblici siamo completamente assorbiti dagli impegni quotidiani, e difficilmente riusciamo a fermarci a guardarci intorno. Mi ha fatto molto piacere, certo, anche perché non mi sono mai considerata una persona da mettere in vetrina. Ho semplicemente fatto scelte chiare. Sa qual è stato il primo pensiero?».
Ci racconti.
«Condividere la notizia con la mia comunità. Venivamo da anni difficili, che avevano lasciato segni profondi non solo sul piano istituzionale, ma anche su quello sociale. Si era ormai diffusa la convinzione che, dopo i commissariamenti e le parentesi amministrative durate poco, Siderno fosse diventata ingovernabile. Invece abbiamo scelto la strada della trasparenza e del rispetto della legge, in ogni singolo atto. Dovrebbe essere la norma, ma non sempre lo è. Ci abbiamo creduto, e i miei concittadini ci hanno dato fiducia».
Lei non rappresenta soltanto Siderno, ma anche un’idea di Sud che reagisce. Questo tipo di visibilità ha cambiato il suo modo di vivere il ruolo pubblico. È più una protezione o una pressione?
«Chiunque si candidi a un ruolo pubblico deve metterlo in conto, nel bene e nel male. Le critiche, quando sei sovraesposto, aumentano e bisogna imparare a conviverci. Oggi però, soprattutto al Sud, molti giovani amministratori portano idee, progetti concreti e un modo diverso di fare politica, più attento ai fatti che alla propaganda. In Calabria, Puglia e Campania stanno crescendo energie che hanno scelto di non abbandonare i territori, ma di ridare loro slancio. Quando i cittadini vedono che le cose vengono fatte bene, si schierano e diventano parte attiva. È questa la protezione più forte, ed è quella che nasce spontaneamente».
Guidare un Comune con una storia complessa significa esporsi. C’è stato un momento in cui ha avuto paura di non farcela e cosa l’ha tenuta in piedi?
«Se avessi avuto paura, non mi sarei candidata. C’è stato però un momento in cui ho capito che ce l’avremmo fatta. Dopo gli atti intimidatori all’inizio del mandato, la mia comunità – giovani e meno giovani, associazioni e scuole – è scesa in piazza spontaneamente, non a difesa di una persona, ma della città e delle sue istituzioni. Erano stanchi di stagioni che avevano lasciato conseguenze pesanti e non volevano più guardare indietro. Chi delinque resta sempre una minoranza, ma se non trova spazio è costretto ad arretrare. È lì che ho capito che Siderno aveva voltato pagina».
Perché ha deciso di fare politica?
«All’indomani della laurea e dei primi passi come commercialista, ho avuto la fortuna di tornare nella mia terra, dopo gli studi a Roma. L’elezione in consiglio comunale, all’opposizione, mi ha mostrato quanto sia diverso parlare di politica dall’esterno e viverla dall’interno. Poi è arrivata l’esperienza intensa come assessore al bilancio e alle attività produttive della Regione Calabria: una stagione complessa, che mi ha rafforzato e fatto toccare con mano le sfide di un territorio splendido ma pieno di contraddizioni. Da lì è nata la scelta di dedicarmi a Siderno – che tanto mi aveva dato – al meglio delle mie possibilità».









