venerdì, Febbraio 27, 2026
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Massoneria, che caos! Così il Tribunale civile ferma le elezioni del Grande Oriente d’Italia

La magistratura rientra nel tempio e mette nuovamente tutto in pausa. Il Tribunale civile di Roma ha sospeso le delibere della Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia. E dunque anche le nuove elezioni che si sarebbero dovute tenere domenica. La decisione è giunta dopo lo stop della proclamazione di Seminario quale nuovo Gran Maestro da parte del Tribunale di Roma, nonostante

il fatto che uno dei candidati, Leo Taroni, aveva ottenuto più voti. Una decisione pesante sugli equilibri della “società segreta”, che congela il potere e riapre una frattura profonda nella più grande obbedienza massonica italiana.
Al centro della vicenda, l’elezione del vertice del GOI: oltre 18 mila iscritti chiamati al voto secondo un meccanismo definito dallo Statuto come “suffragio universale”. Un sistema complesso, con commissioni elettorali, uffici circoscrizionali e gradi di giudizio interni.

Proprio per questo, secondo il giudice, sottratto alla discrezionalità della Gran Loggia. E invece la Gran Loggia, lo scorso aprile, aveva deciso di azzerare tutto: elezioni annullate, decreto promulgato dal Gran Maestro uscente e nuove date fissate. Motivazione ufficiale: “Restituire certezza e serenità alla vita associativa” dopo irregolarità emerse nel contenzioso interno. Ma per il Tribunale quel potere semplicemente non c’è.

L’ordinanza parla chiaro: le competenze della Gran Loggia sono tassative e non comprendono l’annullamento di un’elezione. La volontà degli elettori –scrive il giudice – non può essere aggirata per ragioni di opportunità, nemmeno se sostenute da un’ampia maggioranza assembleare. Farlo significherebbe interferire indebitamente con un processo democratico garantito da norme precise. Respinte anche le eccezioni procedurali del GOI: i ricorrenti avevano titolo a impugnare e interesse ad agire, nonostante le contestazioni sulla composizione delle liste. Tradotto: elezioni bloccate. Eventuali irregolarità, sottolinea il Tribunale, possono essere risolte con gli strumenti previsti dal regolamento, senza azzerare il voto. Il risultato è uno stop giudiziario che pesa tantissimo negli equilibri. Le delibere sono sospese, le nuove elezioni congelate, il futuro della governance rimandato alla sentenza di merito. Nel frattempo, la massoneria italiana resta sospesa in un limbo: tra riti antichi e diritto moderno, con una certezza in meno e un giudice in più dentro le sue stanze più riservate.
VINCENZO BISBIGLIA – FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO