Lo scandalo delle “auto blu” di Occhiuto è finalmente esploso per come doveva esplodere anche a livello nazionale e il presidente è sempre più ridotto… in mutande davanti a una deriva da basso impero che lo coinvolge in pieno e gli dà un aspetto ancora più macchiettistico di quello che ha: un borghese piccolo piccolo che fa la cresta sugli infiniti privilegi di un “sistema” vergognoso. Le “auto blu” di Occhiuto non sono soltanto il Suv Land Rover incidentato e l’Audi A6 noleggiata al suo posto.
Le “auto blu” sono addirittura tre, se si considera anche quella “privata”: una Audi Q4 e-tron che Occhiuto ha dichiarato di aver noleggiato “per lo svolgimento delle funzioni”. “Quella di Angelica se l’è proprio pijata (presa, ndr)… gliene pago un’altra in forza della quale lui pija (prende, ndr) un bel rimborso dalla Regione”. Così a novembre 2024 l’ex socio di Occhiuto, Paolo Posteraro, si sfogava con la moglie Maria Gabriella Dodaro raccontandole dei benefit a quattro ruote concessi al presidente dalla ditta di cui sarebbe stato “socio simulato”. Dopo la richiesta di Occhiuto di liquidazione della sua quota, sopravvalutata secondo l’ex socio, e la pretesa immediata dei relativi assegni, per 100 mila euro, da parte del suo commercialista-braccio destro Tonino Daffinà, subcommissario nazionale per la Depurazione.
Dunque, stiamo parlando della Smart concessa in uso alla figlia Angelica, e poi acquistata per 500 euro a fronte di un valore di 25 volte superiore. Ma – attenzione che qui casca l’asino… Più: “una macchina a noleggio che avevo preso per lui… una Q4 totalmente elettrica…” Questa è la rivelazione di Posteraro, che in un’ulteriore intercettazione con un avvocato alquanto perplesso (“e allora che cazzu se ne facia di sta machina e merda?”) aggiunge che la macchina sarebbe stata sempre “ferma”. Perché serviva soltanto a Occhiuto “per giustificare il fatto che pijava (prendeva, ndr) 5 mila euro u mise (al mese, ndr) di rimborso”.
Una mezza verità, a ben vedere, dal momento che in almeno due occasioni i finanzieri l’avrebbero fotografata attaccata a una colonnina di ricarica nel centro di Cosenza. Mentre in una terza, davanti a un noto ristorante della città di Telesio, si sarebbe mossa eccome, e avrebbe tamponato un’altra auto. “Noi siamo carabinieri… bello mio tutto quello che volete ma io imbrogli non ne faccio”. Negli atti dell’inchiesta dei pm di Catanzaro c’è persino la viva voce del militare intervenuto sul posto. A captarla è stato sempre il telefono di Posteraro, accorso dopo essere stato avvisato dell’accaduto da Marco Occhiuto, il figlio del governatore che era al volante.
Si dà il caso, infatti, che l’auto noleggiata dalla società di Posteraro e del presidente fosse senza assicurazione. E a nulla sarebbero serviti i tentativi di convincere i militari a far risultare che alla guida, o quantomeno seduto al posto del passeggero, vi fosse qualcuno riconducibile alla società.
In sintesi, dunque, a fronte di un valore ritenuto congruo da POSTERARO {nonché dai suoi consulenti e dalla moglie) pari a 50 – 80 mila euro, quest’ultimo accettava di corrispondere a OCCHIUTO un importo complessivamente pari a 135.000 per il recesso dalle società, a cui va aggiunto il valore della SMART, avente targa FV136LB, già in uso ad OCCHIUTO Angelica, pari ad € 13.500,00 (importo pagato l’anno prima da PARAMETRO HOLDING SRL allorquando la stessa era stata acquistata da FPA SRL), per la quale veniva registrato un valore di cessione pari a € 500… E non è finita qui…









