ROMA – Che l’economia globale – anche quella di guerra – abbia un punto di sostegno fondamentale sul trasporto marittimo è noto a tutti: rappresenta il pilastro del commercio del Pianeta, con oltre il 90% delle merci di tutto il mondo che galleggiano sugli oceani e sul Mediterraneo, incidendo per circa il 17% sul PIL globale. Sono più di 11 miliardi, insomma, le tonnellate di merci che vengono trasportate ogni anno da circa 50.000 navi cargo. Dunque, il mare è fondamentale per l’approvvigionamento di energia, materie prime e prodotti finiti. E armamenti.
“Non vogliamo lavorare per la guerra”. La novità di oggi è che i lavoratori portuali di mezzo mondo si rifiutano di lavorare per la guerra. E’ questo lo slogan lanciato dall’Usb – Unione Sindacale di Base, sindacato del Lavoro Privato e Pubblico Impiego – per una mobilitazione in Italia, allargata a 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, come Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin (Turchia), Genova, Livorno, Trieste, Ancona, Civitavecchia Cagliari, e molti altri in tutto il mondo. “Non vogliamo collaborare alle politiche di riarmo – si legge nelle note diffuse dai lavoratori italiani – non vogliamo che le banchine siano privatizzate e che diventino strumento degli eserciti. Un segnale forte, dunque, in risposta alla progressiva privatizzazione dei porti sempre più gestiti – come sottolineano i sindacati – secondo le logiche del profitto, compresi i progetti di riarmo globale e di “militarizzazione dell’economia”.
I sindacati dei portuali, europei e non, che hanno aderito. Allo sciopero di oggi hanno aderito i sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco che, oltre a scioperare, manifesteranno assieme con forme di protesta concreta al quale non si assisteva da decenni, per garantire – si legge nei comunicati – “che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra;
* – per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, sulle pensioni, sui diritti e le condizioni di salute e sicurezza;
* – per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso i luoghi di genocidio e verso qualsiasi altra zona di guerra;
* – per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali;
* – per opporsi al piano di riarmo dell’Unione Europea e per fermare il suo imminente piano di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche;
* – per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti.
Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per oggi:
Genova – ore 18.30 – Varco San Benigno
Livorno – ore 17.30 – piazza 4 Mori
Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste
Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale)
Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso
Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti
Salerno – ore 17.00 – varco principale al porto
Bari – ore 16:00 – Terminal Porto
Crotone – ore 17.30 – Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto.
Palermo – ore 16.30 – Varco Santa Lucia
Cagliari – ore 17:00 – via Roma lato porto
Queste sono le principali iniziative convocate nei principali porti europei dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato il 6 febbraio:
Pireo (Grecia) – Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto
Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto.
Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto
Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) – ore 10.00 presso il porto
Mersin (Turchia) – ore 10.30 l.t. terminal porto
Tangeri (Marocco) – ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto).
La risonanza mondiale e le adesioni alla protesta. Hanno espresso solidarietà e sostegno alla giornata di oggi 6 febbraio l’IDC (International Dockworkers Council), la WFTU (Federazione Sindacale Mondiale) e la TUI Tppfc – Federazione dei trasporti Europei sempre della FSM. Sono arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici:
– Amburgo – Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il terminal Hapag-Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano.
– Brema – Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del porto di Brema.
– Marsiglia – Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto commerciale di Fos-De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la Palestina e indipendenti.
Le adesioni dagli Stati Uniti e dal Sud America. Per quanto riguarda oltre l’Europa, la giornata del 6 febbraio sta incontrando molte adesioni e manifestazioni di solidarietà soprattutto da USA e Sud America che sono in via di aggiornamento nelle prossime ore. Al momento, dagli USA è arrivato il sostegno da parte del movimento del “Stop Us-Led War”, attivo anche in Venezuela e Colombia e la solidarietà del sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali al grido ICE OUT.
In Colombia. L’iniziativa è convocata dal movimento “Green go home”, davanti all’ambasciata USA di Bogotà alle 4 del pomeriggio, ora locale.
In Brasile. Solidarietà e vicinanza anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile. Dalle 17.30 di oggi, presso tutti i canali social di USB sarà disponibile la diretta della giornata con interventi e contributi dalle piazze nazionali e internazionali.









