(Flavia Perina – lastampa.it) – La sindrome dell’ultima spiaggia è il rischio vero dell’ultimo tratto di campagna referendaria ed è un problema notevole. La destra, per la prima volta, si rende conto che l’idea di sterilizzare una eventuale sconfitta (il famoso «non ci saranno conseguenze» di Giorgia Meloni e molti dei suoi) è un’illusione. Al minimo, pagherà un alto dazio il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che si è assunto il ruolo di frontman della contesa con la magistratura: se vincerà il No diventerà il primo bersaglio anche dei suoi, con l’accusa di aver favorito più la mobilitazione degli avversari che il voto degli amici. Anche per questo a quaranta giorni dal voto siamo già all’ordalia, con una totale perdita di lucidità su quelle che, all’inizio, sembravano le due principali linee strategiche della propaganda referendaria. Primo, non politicizzare la campagna (FdI aveva addirittura deciso di non usare il suo simbolo, a differenza di FI e Lega). Secondo, tenersi stretto quel pezzo di sinistra orientato a votare Sì, rassicurandolo sul carattere tecnico della consultazione.
Chiedersi perché la maggioranza si sia infilata in questo tunnel non è esercizio inutile. L’attuale vicenda referendaria è l’opposto di quella vissuta durante il governo di Matteo Renzi, che vide il referendum costituzionale partire in salita, bersagliato da autorevoli ex-capi della sinistra, perdente o quasi nei sondaggi fin dall’inizio. Sulla Giustizia, al contrario, il consenso sembrava solidissimo, una vittoria facile: nel luglio scorso, poco prima della conclusione dell’iter parlamentare sulla separazione delle carriere, il Sì era dato al 44 per cento, il No al 21: un abisso. Cinque mesi dopo era già testa a testa. Ha contato lo spirito vagamente vendicativo ostentato nelle feste di piazza. Ha contato l’eccesso di sicurezza nelle dichiarazioni pubbliche. Hanno contato, forse, i nuovi allarmi arrivati dall’America, col timore di contagio della dottrina Maga che vede i giudici non allineati come ostacoli da licenziare, indagare, scacciare. E si capisce che questo repentino cambiamento alimenti confusione e irrazionalità nella maggioranza, ma la sindrome dell’ultima spiaggia è una cattiva consigliera, comunque vada a finire.









