di Francesco Di Lieto
Dicono che la separazione delle carriere sia sinonimo di “efficienza”.
La verità è che vogliono imporci quel modello di giustizia all’americana che è la negazione stessa dell’uguaglianza di fronte alla legge: un sistema a compartimenti stagni dove il PM è soltanto un poliziotto di lusso e il tribunale un ufficio al servizio del potere di turno.
Ritengo che un magistrato sia davvero “integro” se ha la voglia, il coraggio, lo scrupolo, di guardare l’abisso da ogni lato. Chi accusa deve sentire il peso enorme di cosa significhi dover giudicare una vita, chi emette sentenze deve essersi sporcato le mani nel fango dell’indagine, per non restare arroccato in una verità di carta.
Ma dirò di più, credo che entrambi sarebbero magistrati migliori se vestissero, almeno una volta, i panni del difensore, per capire cosa si prova a stare seduti sul banco degli imputati, quando il sistema ti punta il dito contro.
È solo attraverso questa contaminazione di prospettive che la giustizia può restare umana.
Le “pericolosissime” contaminazioni, in ogni campo, sono un arricchimento non un limite.
Sono l’unica garanzia di umanità.
Senza questo scambio, ci restano solo tribunali popolati da automi, pronti a obbedire ai forti e a calpestare i deboli.
E di una giustizia così, schiava del palazzo e dei padroni, francamente non so proprio che farmene.









