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“Reggio. Arghillà, serve la volontà di applicare la mixite sociale”

UnMondoDiMondi   

COMUNICATO STAMPA 

ARGHILLA’: SERVE LA VOLONTA DI APPLICARE LA MIXITE SOCIALE 

La grave problematica del quartiere di Arghillà non trova una soluzione perché è necessario cambiare la prospettiva fallimentare con la quale viene affrontata da 26 anni spendendo inutilmente milioni di euro . La necessità di cambiare visione   l’ha compresa bene il Procuratore Stefano Musolino dichiarando che Arghillà è un problema sociale  prima che criminale, ma purtroppo i politici non vogliono   cambiare prospettiva.

Arghillà rappresenta un esempio locale di quella che gli esperti da decenni definiscono la “patologia” della politica degli alloggi popolari, determinata dalla  concentrazione  in un luogo  di un gran numero di alloggi popolari e quindi di famiglie con reddito basso.  Esempi di quartieri dove si è realizzato un concentramento di alloggi e quindi tanti  redditi bassi  , purtroppo, ce ne sono in tutte le città d’ Italia ( Zen a Palermo, Librino a Catania,  Tor Bella Monica e Corviale a Roma, Pioltello a Milano , Caruggi a Genova, Pilasto a Bologna ecc….) e del mondo.

La sociologia urbana  da circa 40 anni ha   spiegato,  attraverso numerose ricerche scientifiche, che la concentrazione  elevata in un quartiere di famiglie con reddito di povertà e con storie di emarginazione genera un territorio strutturalmente di esclusione sociale   (Wilson, W. J. (1987) (1993) ( 1997) ; Sampson (1995) (2003), (2006), (2012); Pugliese Enrico ( 1999) ; Enrica Morlicchio (2004) )  perché il quartiere sarà caratterizzato da un capitale sociale tanto deprivato che le persone che vi abitano subiscono una forte emarginazione in quanto saranno impossibilitate ad attingere alle risorse che offre la città . In questi luoghi l’emarginazione peggiora progressivamente e causa  tanti effetti negativi tra i quali il degrado, la dispersione scolastica , la criminalità ecc…

Questa condizione strutturale  di emarginazione causata  dalla  concentrazione    di tante famiglie con reddito di povertà permane anche quando, come accade ad Arghillà  da 26 anni, si interviene con  tanti progetti di rigenerazione urbana sui suoi effetti (degrado, dispersione scolastica , criminalità ecc…) . Questi interventi riducono solo temporaneamente qualche effetto, ma non agendo sulla causa che è il  concentramento delle famiglie povere non risolvono il problema.

L’unica soluzione vera  è quella di agire direttamente sulla causa, che è la  concentrazione  di famiglie a reddito basso, con l’equa dislocazione abitativa delle stesse  in diversi quartieri della città attraverso  l’assegnazione di alloggi popolari . In questo modo le famiglie passeranno da una situazione di concentrazione  con capitale sociale negativo e quindi di esclusione sociale  ad una  situazione di mixitè sociale  con capitale sociale positivo che li porterà dentro un naturale  percorso di  inclusione sociale.  Difatti per la Sociologia urbana   il capitale sociale è considerato uno straordinario strumento urbanistico per la realizzazione di quartieri inclusivi, perché determina l’inclusione sociale .

La soluzione della mixitè sociale o equa dislocazione abitativa è stata applicata con successo  in molte città italiane e  nel resto del  mondo. Anche  nella nostra città è stata applica  producendo inclusione sociale. L’equa dislocazione delle famiglie di Arghillà  è possibile realizzarla  perché in tutta la Città c’è un’altissima percentuale di  alloggi vuoti  che il Comune potrebbe acquistare attingendo ai fondi europei come hanno fatto altre città .  Gli alloggi popolari liberati  dalle famiglie dislocate potranno essere  utilizzati per finalità diverse dalla residenza o demoliti com’è stato fatto  con le Vele di Scampia a Napoli e per altri quartieri di esclusione .

La mixitè sociale è una soluzione assolutamente sostenibile  perché sviluppa  le forze di coesione  attivando un  capitale sociale positivo  . Tutto questo  risponde allo statuto originario  della città aperta, il quale  prevede che le persone di ogni estrazione sociale, etnia e reddito vivano nello stesso condominio e quartiere. Tutti sono in relazione con tutti senza alcuna riserva.  Ma il successo della mixitè sociale viene nascosto  in quanto   rappresenta un modello di città che è in contrasto con il modello imposto dal sistema sociale oggi prevalente ,  che è quello della città  divisa per funzioni e redditi attraverso la zonizzazione ( Carta di Atene).

 Questo modello di città   porta naturalmente ad avere quartieri  come Arghillà   che servono come “ripostiglio ” separato dalla città dove emarginare definitivamente  le famiglie a reddito molto basso  che lo stesso sistema ha prodotto, da dove queste famiglie vengono “utilizzate” per lo sviluppo della  “Città Vetrina”.

Quindi i quartieri come Arghillà rispondono al disegno dell’attuale  politica urbana della “Smart City”,  che attraverso  la propaganda securitaria è accettato da una buona parte dell’opinione pubblica. Tanta gente pensa  che questo modello di città “segregata” garantisca maggiore sicurezza, mentre è l’esatto contrario. 

Per questo  la politica  continua ad ignorare e disprezzare  la mixitè sociale , dichiarando che quella attuata a Reggio è fallita. Mentre ha avuto successo, ma questo successo non piace .

La politica  intende continuare soprattutto con il modello di città “separata” e quindi vuole mantenere  il quartiere di Arghillà sostenendo che il problema del quartiere sia  la criminalità, mentre questa è un effetto prodotto dalla concentrazione di famiglie a reddito basso . Nel corso dei decenni è stata finanziata  con milioni di euro  la  “rigenerazione”  di Arghillà che  è servita e serve ancora oggi a ridurre temporaneamente qualche elemento di degrado, ma  soprattutto serve a mantenere  nello stato di emarginazione controllata le famiglie del quartiere.

Anche le diverse azioni repressive di “focus ‘ndrangheta” , come dice il Procuratore Stefano  Musolino, anche se sono  necessarie, non  servono a risolvere la problematica ma solo a tenerla sotto controllo. Da considerare che con i  finanziamenti milionari utilizzati negli ultimi 26 anni  , molto probabilmente,   si sarebbe potuta realizzare più volte l’equa dislocazione di tutte le famiglie eliminando questo luogo dell’esclusione sociale .

Gli errori e le responsabilità sulla scelta  del quartiere di Arghillà sono  due : aver deciso di realizzarlo negli anni Ottanta  e nei decenni successivi fino ad oggi aver deciso di mantenerlo e non superarlo .

I danni sociali e umani prodotti dal quartiere di Arghillà sono incalcolabili. Per avere un’idea  dei danni è sufficiente considerare  come questo luogo di emarginazione abbia segnato e segna ancora oggi  la vita di bambini, giovani e adulti e  la vita della stessa  Città.

Auspichiamo che nella campagna elettorale in corso i candidati al governo della Città , nonostante gli interessi contrari , abbiano la volontà  di  prendere  le distanze da questo modello di città segregata  e propongano  un progetto  di città aperta applicando la mixitè sociale per superare il quartiere di  Arghillà e gli altri  quartieri di esclusione sociale esistenti nella Città Metropolitana.  Questa sarebbe una scelta politica di grande sviluppo per la Città .

Reggio Calabria,  24 gennaio 2026

Marino A Giacomo –  Un Mondo Di Mondi