UNINDUSTRIA CALABRIA: IL FESTIVAL DEGLI INTERESSI PERSONALI. UNA RIFORMA CALATA DALL’ALTO, LONTANA DAI TERRITORI E CONTRO LA VOLONTA’ DEGLI ASSOCIATI
Sta emergendo con sempre maggiore evidenza una gestione di Unindustria Calabria opaca e distante dalla volontà della propria base associativa. In un silenzio strategico e per questo ancora più colpevole e con la regia di pochi soggetti che non hanno evidentemente a cuore gli interessi degli associati e soprattutto che fuggono dal confronto democratico con i territori, si sta delineando ormai in maniera chiara uno scenario inquietante.
Con un vero e proprio blitz si vuole attuare una riforma delle associazioni in Calabria aggirando lo Statuto e soprattutto – aspetto gravissimo – senza consultare, informare ed ascoltare preventivamente i territori e la maggioranza assoluta degli imprenditori ascoltati. Un vero e proprio tradimento dei valori assoluti di Confindustria e della volontà dei soci. Ci si muove nell’ombra, in maniera silenziosa, anomala e preoccupante e senza nessun confronto democratico.
Attori protagonisti di questa azione violenta sono il presidente Aldo Ferrara e i presidenti delle sezioni territoriali: Giovan Battista Perciaccante (Cosenza), Domenico Vecchio (Reggio Calabria), Rocco Colacchio (Vibo Valentia), Mario Spanò (Crotone).
Una linea che si inserisce in quella che la maggioranza degli associati definiscono ormai una vera e propria “telenovela” firmata Unindustria Calabria e che, oltre al presidente Aldo Ferrara, ha come regista occulto e che tesse le trame con Roma, il vicepresidente nazionale Natale Mazzuca. Negli ultimi mesi si è assistito a situazioni surreali e inqualificabili per Confindustria: nomine calate dall’alto in deroga a statuti e regolamenti, continuo ostruzionismo nei riguardi dei soci a più livelli e soprattutto un perseverante muoversi nell’ombra per finalità e interessi che non sono certo quelli delle imprese associate.
Secondo numerosi imprenditori, l’impianto della riforma-blitz non solo non risponde all’interesse generale dell’associazione e dei territori che sono il fulcro centrale della vita associativa e la fonte da cui scaturiscono le risorse economiche e i servizi. Un vero tradimento della base associativa da parte dei propri vertici per una finalità chiara e tesa a tutelare gli interessi di una ristrettissima cerchia dirigente con operazioni che contrastano con l’etica e i valori confederali. Proroga dei mandati, consolidamento di posizioni di potere e controllo duraturo e futuro dell’organizzazione nelle mani di pochi, con benefici economici e utilità personali che nulla hanno a che vedere con la missione rappresentativa dell’ente.
Il tutto mentre la gran parte degli imprenditori calabresi è impegnata quotidianamente a lavorare, produrre, investire e resistere in un contesto economico complesso, sentendosi sempre più distante e non rappresentata da chi dovrebbe tutelarne gli interessi.
Il metodo adottato desta perplessità e sconcerto. Il presidente Ferrara avrebbe incontrato in modo riservato i presidenti delle sedi provinciali per portare a conclusione la riforma con una chiara indicazione: evitare di parlarne con le imprese, di condividere informazioni e di ascoltare preventivamente la base associativa. Si evita scientificamente qualsiasi confronto, pubblico e sui territori con gli associati. Nessuna assemblea aperta, nessuna consultazione, nessuna richiesta di parere a chi costituisce il cuore di Unindustria Calabria e cioè gli associati delle sedi territoriali, che ne sono il motore e ne alimentano le casse.
Chi oggi è vertice non lo è a titolo personale. Altrettanto grave è proprio la posizione dei presidenti territoriali. Nessun rinnovo delle cariche per come dettato dagli statuti, nessuna rivisitazione degli organi ed oggi si registrano addirittura sei anni di permanenza negli stessi ruoli L’emergenza Covid e le proroghe straordinarie sono superate da un pezzo, ma sulla base di criteri sempre più opachi si registra solo la ferma intenzione di non staccarsi dalla poltrona, ma anzi si cerca in ogni modo di restare attaccati alla stessa senza scadenza. E per far questo, si riforma il sistema! Dove non lo consentono le norme, le stesse vengono aggirate, interpretate ad arte o piegate.
Cresce la rabbia e il malcontenfo tra gli imprenditori. Alcuni vertici sono da mesi sottoposti a forte contestazione dalla base associativa e si trincerano dietro a un silenzio ottuso, all’assenza di confronto grazie anche al supporto altrettanto colpevole di chi governa le strutture, calato dall’alto e interessato solo a salvaguardare la propria posizione di privilegio personale e non il sistema delle imprese.
La richiesta – non più ignorabile – degli imprenditori è quella di un cambio di passo immediato, dimissioni, rinnovamento reale e restituzione del mandato di rappresentanza per un sistema democratico, partecipato e meritocratico, capace di rimettere al centro l’interesse collettivo e non quello dei singoli.









