UNINDUSTRIA CALABRIA: LE TRUPPE CAMMELLATE SCENDONO IN CAMPO
Avremmo voluto iniziare a trattare altri temi, vista la varietà di materiale a disposizione, ma quando scendono in campo le truppe cammellate è giusto accettare la sfida. Nell’universo di Unindustria Calabria brilla ancora la stella di Giovan Battista Perciaccante. Dopo le rivelazioni sul suo modus operandi, anziché provare – almeno in qualche modo… – a smentire le notizie da noi pubblicate si ricorre ad un comunicato stampa in cui il Presidente dei costruttori edili, Giuseppe Galiano, di cui avremo modo di parlare in prossime occasioni, esalta urbi et orbi la “leadership, il rigore morale, l’imparzialità e la disponibilità costante a farsi carico delle istanze della base associativa” del Perciaccante. E già qui ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate.
Il buon Galiano non si preoccupa del fatto che tutti gli oratori nella manifestazione da lui esaltata hanno posto l’accento sul conclamato e consolidato oblio nell’agenda politica della questione meridionale, ormai accantonata, di fatto sminuendo e smentendo quanto sostenuto e dichiarato nel tempo dal Perciaccante e dal vicepresidente nazionale Natale Mazzuca – il gatto e la volpe – che parlano di un Mezzogiorno florido, ricco e splendente. Si prodiga invece in maniera del tutto decontestualizzata a tessere le sperticate lodi del Perciaccante. Di cui ne è il successore ed appartiene allo stesso settore. Ma sono particolari insignificanti. Così come è un particolare irrilevante che questo strombazzare lodi avvenga esattamente dopo le rivelazioni di Iacchite’…
Però nella vita occorre andare al merito delle questioni. Le istanze della base associativa tutto sono fuorché ascoltate. Basta chiedere. Alcuni esempi di rigore morale abbiamo già avuto modo di descriverli. Sull’imparzialità sarebbe interessante un sondaggio tra tutti gli associati che da mesi stanno invece scontrandosi con chi si è arroccato su una torre d’avorio guardando tutti dall’alto in basso. La disponibilità costante del nostro marchese bisognerebbe vedere verso chi è rivolta e soprattutto per che fine ed utilità. Ed anche di questo abbiamo in parte già parlato.
Ma siccome a noi piacciono i fatti, come si misurano concretamente queste cose nella realtà? Imparzialità, trasparenza e legittimità degli atti andrebbero valutati dagli organi di garanzia. Nessuno è al di sopra delle regole. Ma è possibile che in Confindustria non ci sia un organo che assolva a questo compito? E certo che c’è. Sono i Probiviri. Anche a Cosenza c’era un Proboviro. Una personalità di rilievo e di elevate e riconosciute doti morali. Che era stato investito di una serie di questioni e ricorsi legati proprio al Perciaccante, guarda un po’. Il primo Presidente nella storia degli industriali cosentini ad essere al centro di controversie e contestazioni formali dei soci. E dopo mesi di tentativi inutili di esercitare il suo ruolo, di richieste inascoltate e di appelli caduti nel vuoto, di segnalazioni di anomalie e di regole poco rispettate questo Proboviro cosa è stato costretto a fare? Ha fatto quello che fanno solo le persone che hanno una coscienza morale ed una dignità: si è dimesso! E lo ha fatto con una lettera-denuncia contestando l’impossibilità di poter assolvere alle proprie funzioni e sottolineando con forza di essere stato leso nella sua dignità umana e professionale. Parole forti, non certo un messaggio d’amore.
Ed a chi era rivolto questo messaggio? Proprio a Perciaccante ed anche a Ferrara, guarda un po’. Tra i protagonisti principali di questa splendida avventura di cui ci stiamo occupando. E loro cosa hanno fatto? Nulla, ovviamente. Il silenzio in certi casi è d’oro. Non si risponde mai e si nasconde la polvere sotto al tappeto. Ma quando inizia ad essere una montagna non bastano più tutti i tappeti del mondo.
E poi ci sono le aggravanti. Se due indizi fanno una prova, tre cosa sono? Una certezza assoluta. Gli associati, scossi da queste dimissioni, hanno chiesto insistentemente a Perciaccante di individuare con immediatezza un nuovo proboviro. Ci sono procedimenti aperti che vanno chiusi e questioni da risolvere. Gli associati hanno bisogno di legalità e chiedono tutela. C’è chi rispetta le regole e prima di ricorrere alla giustizia ordinaria si rivolge alla giustizia interna, quella dei Probiviri. E la mancanza del Proboviro limita il diritto di difesa degli associati che solo per rispetto ed amore dell’istituzione non hanno ancora preso altre strade. Ma la pazienza non è infinita. La perdono anche i Santi.
Da mesi le occasioni per individuare un nuovo Proboviro ci sono state tutte. Ma nulla si è mosso e la situazione è stagnante. Una vera e propria palude.
Come si può stare senza il garante principale delle regole, ci si chiede? La risposta per il nostro eroe è scontata. Se si può stare senza Collegio dei Revisori interni che dovrebbe vigilare sulla gestione economica e finanziaria dell’ente perché mai non si può stare senza un proboviro che dovrebbe vigilare su etica, legalità e morale? Suvvia! Non scherziamo. Meno lacci e lacciuoli e la vita scorre più facile per tutti. E poi, se non c’è chi è preposto a giudicare, tutto resta impantanato ed insabbiato. Come diceva Andreotti? Meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Il punto è proprio questo. Nonostante le truppe cammellate, ci sono i fatti. Che sotto al tappeto non stanno proprio più…









